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Che lo scopo della cosiddetta cultura e della cosiddetta arte sia oramai da tempo quello di atrofizzare la capacità di pensiero critico delle persone, proponendo dunque una radicale sovversione di ciò che è stato per secoli e secoli, da quando esiste una espressione creativa, lo abbiamo ben capito in questi estenuanti mesi di narrazione pandemicamente corretta. Non una parola, non un gesto fuori posto.

Il modello della industria culturale è quello di creare un conformismo di massa, tanto istericamente legato alle sue false credenze, da rivoltarsi addirittura in maniera violenta contro chiunque osi sfidare questa atrofia del pensiero.

Certamente, da un punto di vista di marketing non è bello “vendere il conformismo”… Finché infatti la neolingua non si sarà definitivamente imposta una parola come “conformismo” continuerà ad evocare qualcosa di non perseguibile.

Come fare allora per raggiungere l’obiettivo senza generare una qualche forma di ritrosia o resistenza?

Semplicemente, si ricorre a un trucchetto di sostituzione linguistica che consiste nel chiamare una cosa col suo opposto. Il conformismo magicamente diventa “ribellione”, diventa “trasgressione”, diventa “rivoluzione”, diventa “novità”. E’ esattamente la stessa cosa, ma definita in maniera antinomica.

Non sarà sfuggito a nessuno che da alcuni anni sostantivi come “trasgressione”, solitamente associati a forme di controcultura o contropotere, hanno preso ad essere strombazzati in maniera ossessiva dai media di regime, divenendo di fatto parole del potere egemonico.

Questo avviene perché un messaggio venduto come “ribelle” ha appunto un potere di persuasione maggiore rispetto a uno “di ordine” soprattutto se rivolto a giovani e giovanissimi.

Ecco il motivo per cui i primi ad essere assoldati dalla propaganda sono proprio coloro con un immaginario trasgressivo: il cantore della “Vita Spericolata” Vasco Rossi si spendein maniera costante nel ripetere gli slogan governativi a favore della nuova normalità. I nuovi pupazzi della discografia, i Maneskin, esibiscono tutta una serie di usurate estetiche del rock trasgressivo per poi aderire a qualsiasi input ideologico del momento (dalla sessualità “fluida”, alla campagna vaccinale). Achille Lauro, coi suoi travestimenti e le sue pose da maudit nazionalpopolare, svolge esattamente lo stesso ruolo. E la lista sarebbe molto lunga…

Questi stessi messaggi avrebbero avuto lo stesso effetto in bocca a paciose figure dichiaratamente identificate con la cosiddetta “maggioranza silenziosa”?

Il bello di questi trucchetti di persuasione è che si basano su tecniche semplicissime, minimali, ma se non si coglie l’orizzonte di falsificazione si rimane imprigionati in un immaginario appositamente ricostruito per creare apatia indotta. Questo è tanto più difficile quanto minori sono i riferimenti e gli appigli col mondo prima di questa accelerazione impressa dal Capitale Assoluto.

Unico modo per demistificare e decostruire questo inganno è certamente non cadere nella trappola di chi utilizza qualche espediente di superficie per creare qualche scaldaletto: se un tempo si sfidava il potere dicendo che “Sarà una risata che vi seppellirà”, adesso è il caso di seppellire questi guitti da circo con un colossale sbadiglio!

ANTONELLO CRESTI



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