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Il racconto “Seeds of the Dusk” di Raymond Z Gallun, pubblicato nel 1938, è un gioiello della fantascienza classica. Le sue 31 pagine ci danno una panoramica delle vite e dei destini di tre specie: un’intelligenza aliena che invade le piante; i discendenti dei corvi; e i discendenti dell’uomo. In questo breve racconto sono racchiusi grandi eventi e un’atmosfera indimenticabile e inquietante che è ben racchiusa nel titolo.

Il tono della narrazione dell’autore è rilassato, non proprio “chiacchierone” ma informalmente riflessivo, con una spolverata di “forse” ed esitazioni e persino auto-interrogazioni nelle descrizioni e nelle spiegazioni fornite, che paradossalmente rafforzano la nostra credenza immaginativa, la nostra sensazione che ci viene mostrato qualcosa di reale.


…Sembrava interamente un gioco d’azzardo. E, naturalmente, fino a un certo punto è stato…


…E ora, forse, la cosa cominciava a sentire i primi barlumi di una coscienza, come un bambino umano che emerge dalla nebbia offuscata e smemorata della nascita…

Un vegetale senziente? Senza intelligenza è probabile che gli antenati di questo invasore senza nome dall’altra parte del vuoto avrebbero perso molto tempo fa la loro battaglia per la sopravvivenza.

Quali sensi sono stati dati a questa strana mente, per mezzo dei quali potrebbe essere consapevole del suo ambiente? Indubbiamente possedeva facoltà di senso in grado di rilevare le cose in un modo che era tanto al di là della normale concezione umana quanto la visione lo è per quegli individui che sono nati ciechi.

Vedi il tipo di stile che intendo: esitante, diviso in domande indagatrici e risposte esplicative. Gallun non fa alcun tentativo di nascondere il fatto che è un narratore del nostro tempo che ci racconta una storia di molti milioni di anni a venire. In un certo senso, quindi, si allontana dalla storia che sta raccontando; ma così facendo si lascia libero di fare commenti ponte, di dare chiarimenti espliciti, adeguati alle nostre esigenze di lettori, cosa che non potrebbe fare se assumesse lui stesso la voce attuale del punto di vista futuro.

La storia si infiamma quando la spora invasore da Marte mette radici, cresce e si propaga, usando la sua intelligenza e i suoi poteri difensivi per prepararsi allo scontro che sa sta arrivando con la razza dominante della Terra, gli Itorloo:


Uomini. O meglio i piccoli esseri freddi, crudeli, astuti che erano i figli degli uomini.

Delle tre specie protagoniste di questa storia, il lettore molto probabilmente simpatizzerà maggiormente con gli uccelli. Kaw, l’intelligente discendente dei corvi, allarmato dalle piante invasori, decide che il diavolo che si conosce è preferibile al diavolo che non si conosce, e vola ad avvertire i suoi nemici ereditari, gli Itorloo. Ma i degenerati Figli degli Uomini credono di poter farcela da soli, che il modo per sconfiggere le piante invasori è sterilizzare la Terra di tutto tranne la vita umana…

Le piante vincono, e loro e molti altri esseri viventi vengono salvati. L’uomo, divenuto nemico di tutti, soccombe. Il lettore prova effettivamente una sorta di sollievo che l’Uomo, oi suoi discendenti Itorloo, se ne sia andato, e il mondo possa vivere nella sua pace oscura.

È piuttosto un pensiero – o lo sarà, quando smetteremo di dare per scontata la nostra eredità di fantascienza – che questa storia sia stata scritta nel lontano 1938. In realtà non è l’unica storia di fantascienza che fa eco in modo preveggente ad alcune delle nostre preoccupazioni ambientali contemporanee. In primo luogo, però, Semi del Crepuscolo è notevole come un classico senza età e senza tempo di umore inquietante.


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