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Il rapporto di Amnesty International che denuncia l’uso di civili come scudi umani da parte dell’esercito ucraino sembra avere alzato un polverone mediatico imprevisto. Imprevisto perchè più che concentrarsi sul massacro di cittadini comuni causato dalle tattiche di guerra ucraine, molti hanno ritenuto più conveniente puntare il dito contro l’ONG che fino a ieri era ritenuta una fonte intoccabile, affidabile e imparziale.

Avevamo già riportato la denuncia di Amnesty International, nella quale, tra l’altro, si tralasciano crimini di guerra evidenti e non si fa mai uso esplicito di termini come “scudi umani”: il tema è stato toccato con i guanti di velluto rispetto alla gravità delle carneficine perpetrate.

E’ bastato solo rovesciare la narrazione dominante in cui è l’esercito russo l’unico a commettere brutalità, per far alzare il sopracciglio a tutta una serie di attori che recitano in questa farsa dal nome “informazione occidentale libera”.

Oksana Pokalchuk, capo dell’ufficio ucraino di Amnesty International,  che ha definito il rapporto anti-Kiev  “uno strumento di propaganda russa”se ne va sbattendo la porta: dimissioni dall’”organizzazione che difende gli aggressori”. Condanna anche da parte degli alti ranghi del governo ucraino: il ministro degli Esteri Kuleba ha bollato le accuse come “ingiuste” e il ministro della Difesa Reznikov lo ha definito addirittura “perverso”.

Sempre più su, fino ad arrivare al numero uno del regime di Kiev, il “sempreverde” Zelensky che in un video  parla di “selettività delle informazioni” da parte dell’ Organizzazione Amnesty International colpevole di un “eloquente silenzio” sul bombardamento russo di Zhaporizhzhia.

Non abituati ad essere messi sotto la luce dei riflettori apertamente esposte e condannate le loro malefatte e quindi protestano in maniera sguaiata.

Ma se il biasimo degli ucraini è feroce il fronte occidentale non scherza: c’è Maxim Tucker,  ex membro dell’Ong che ha mosso critiche severe sui metodi utilizzati: “Il risultato suggerisce che l’Ucraina è più responsabile delle persone uccise dagli attacchi russi rispetto alla Russia stessa. È bizzarro e fuorviante”.

Il New York Times riporta il parere di Jon Spencer, ex maggiore dell’esercito americano: per lui la tattica degli ucraini  non è da condannare. “Se gli ucraini fossero usciti allo scoperto e avessero combattuto contro le forze armate russe, la guerra sarebbe già finita – sarebbero tutti morti” dice, contestando il report secondo il quale  armate ucraine hanno lanciato attacchi da aree civili popolate, in molti casi lontane dalle zone di combattimento: ma  “Essere in una posizione difensiva non esonera l’esercito ucraino dal rispetto del diritto umanitario internazionale”.

Poteva poi mancare il nostrano “Chicco” Mentana, debunker dalle infinite risorse? Dal suo “Open” ci spiega, lo dice chiaramente, perchè la ONG ha sbagliato: due parole dal giornalista Cristiano Tinazzi, il consueto bollino “Decontestualizzato” e il gioco è fatto.

Insomma una pioggia tale di critiche che ha costretto Amnesty International a diramare un comunicato  in cui si dichiara “rammaricata per la sofferenza e la rabbia che comunicato stampa sulle tattiche di combattimento dell’esercito ucraino ha causato”. Ma non fa marcia indietro.

Amnesty International ha ribaltato la sua condizione di incontestabile fonte, quando il suo resoconto è conveniente alla narrazione unica, in strumento di propaganda russa. Filoputiniana insomma.

ANTONIO ALBANESE

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