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Doveva essere il primo Natale di ripresa per il turismo. Ma contagi da Covid e cancellazioni delle prenotazioni in alberghi e strutture ricettive si ritrovano a seguire entrambi una curva ascendente. Solo un mese fa erano 35 milioni gli italiani pronti a partire nell’arco delle festività natalizie: oggi le disdette ammontano già a due milioni e mezzo, mentre 11 milioni di italiani che erano pronti a prenotare sono “congelati”, in attesa di capire che piega prenderà la quarta ondata. Lo rivela un’indagine Confturismo-Confcommercio-Swg condotta tra il 15 e il 19 novembre.

“Ahinoi, sembra di vivere un déjà vu. Nella rilevazione che avevamo condotto a ottobre, in un clima di fiducia anche economica, era emersa una propensione a partire piuttosto alta: prevedevamo che 10 milioni di italiani sarebbero partiti per il “ponte” dell’Immacolata, 12 per Natale e 13 a Capodanno. A un mese di distanza, abbiamo fotografato di nuovo le intenzioni di viaggio: al di là dei due milioni e mezzo di disdette, ciò che ci ha colpito di più è stata proprio l’indecisione, quello che abbiamo descritto come ‘effetto freezer’”, dice all’HuffPost Alberto Corti, responsabile del settore turismo di Confcommercio.

Gli aspiranti vacanzieri – spiega Corti – sono bloccati dalle conseguenze che l’aumento dei contagi Covid potrebbe avere su una stagione invernale che doveva archiviare definitivamente la crisi turistica e che invece si preannuncia ancora molto confusa.

Alle cancellazioni e agli indecisi, dice il responsabile del settore turismo di Confcommercio “si aggiungono altri 8,5 milioni di italiani che dichiarano di avere cambiato meta di vacanza, scegliendone una più vicina, o hanno ridotto i giorni di viaggio, che già erano molto al di sotto della media 2019”.

Ma c’è chi resiste. L’indagine di Confturismo-Confcommercio-Swg rivela che 12 milioni di intervistati dichiarano che partiranno comunque, senza se e senza ma. Va però specificato che, nella metà dei casi, si tratta di persone che trascorreranno le vacanze presso familiari o amici, il cui impatto di spesa in servizi turistici veri e propri è comunque ridotto rispetto alla media.

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