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Dopo aver svegliato l’orso russo in Europa, gli Stati Uniti stuzzicano il drago cinese in Estremo Oriente. Infatti il presidente della Camera degli Stati Uniti, Kevin McCarthy, prepara un viaggio a Taiwan forse già in primavera. L’isola di Taiwan è di fatto indipendente ma la Cina la considera parte del territorio nazionale.

Le relazioni fra Cina e Stati Uniti sono diventate più spinose dopo il viaggio a Taiwan, nell’estate scorsa, dell’allora presidente della Camera statunitense, Nancy Pelosi. La Pelosi appartiene al Partito democratico. McCarthy, a quello repubblicano.

Cambia la casacca, non la sostanza. In politica estera, gli Stati Uniti ritengono che regnare sul globo sia un loro diritto. Forse lo ritengono addirittura un loro dovere, nella misura in cui sono convinti che solo sotto l’ala statunitense possa svilupparsi il migliore dei mondi possibili.

Se si considera il numero dei poveri e dei senzatetto, gli Usa, altro che il migliore dei mondi! Sono più vicini ad un Paese del cosiddetto Terzo Mondo: ma tant’è.

IL SIGNIFICATO DEL VIAGGIO A TAIWAN

Negli Stati Uniti il presidente della Camera è la terza carica dello Stato. La gerarchia istituzionale pone prima di lui soltanto il presidente Biden e la vicepresidente Harris. Non si tratta esattamente una figura di basso profilo, insomma.

Proprio per via delle rivendicazioni cinesi sul suo territorio, Taiwan non ha un seggio alle Nazioni Unite. I Paesi occidentali non la riconoscono e non la riconoscono (in teoria) neanche gli Stati Uniti. La visita ripetuta della terza carica dello Stato in un Paese ufficialmente non riconosciuto cosa significa?

Un fatto del genere equivale ad un  riconoscimento sostanziale, soprattutto se la visita non è affatto turistica ma comprende invece incontri con le più alte cariche istituzionali. Nancy Pelosi fece esattamente quello. Si portò anche dietro vari parlamentari statunitensi.

A suo tempo, quando Nancy Pelosi si recò a Taiwan, la Cina la prese piuttosto male. Organizzò contemporanee grandi manovre militari nello stretto di Taiwan. I caccia di Pechino quasi circondarono l’aereo della Pelosi. Non lo minacciarono direttamente, questo no. Nemmeno lo costrinsero a cambiare strada impedendo l’atterraggio a Taiwan. Il messaggio però risultò chiarissimo.

E stavolta cosa accadrà? Ovviamente non lo sa nessuno. Però una cosa è già chiara. Esattamente come durante il viaggio di Nancy Pelosi, il mondo resterà di nuovo col fiato sospeso.

GIULIA BURGAZZI

 

 



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