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Maurizio Belpietro per “La Verità”

Si fa presto a dire sospendiamoli e leviamogli lo stipendio che poi, vedrete, verranno a più miti consigli. Sì, si fa presto a fare un decreto, ma poi, dopo aver approvato e mostrato il braccio violento della legge al cittadino che non intende adeguarsi, bisogna anche affrontarne le conseguenze. E gli effetti dei provvedimenti decisi dal governo, con l’estensione dell’obbligo del green pass a 23 milioni di lavoratori, sono quelli che ora vi descriviamo e che, nei prossimi giorni, gli italiani toccheranno con mano. Lasciamo perdere la scuola, dove ci sono insegnanti che si sono fatti il tampone 48 ore prima e che vedono scadere il loro certificato verde a metà lezione e sono accompagnati fuori dall’aula manco avessero rubato le matite al preside.

Tralasciamo anche quegli impiegati a cui è negato l’ingresso in azienda nonostante abbiano certificati che sconsigliano di sottoporsi alla vaccinazione o green pass cartacei che non sono accettati dal datore di lavoro. Concentriamoci invece su ciò che sta accadendo negli ospedali, in quanto la salute interessa tutti. Fino a pochi giorni fa le aziende ospedaliere avevano temporeggiato nella speranza che la situazione si chiarisse o si alleggerisse. Invece niente di ciò che si auspicavano è successo e così ora, in ossequio alle disposizioni del ministero della Salute, le direzioni sanitarie sono costrette ad agire, cioè a sospendere medici e infermieri che non risultino vaccinati.

Giovedì il ministero guidato da Roberto Speranza ha inviato una circolare all’Ordine dei medici che non ammette esitazioni: «La vaccinazione anti Covid degli operatori sanitari è un requisito imprescindibile per svolgere l’attività professionale». Dunque, i medici di base che non si siano sottoposti a prima e seconda dose vanno sospesi, cioè non possono più esercitare e dunque visitare, prescrivere medicinali, auscultare i pazienti eccetera. Allo stesso tempo, vanno sospesi dalla professione anche i dottori che operano all’interno degli ospedali e di conseguenza pure gli infermieri e tutto il personale che ruota intorno ai pazienti. In Veneto, per esempio, sono già stati lasciati a casa 450 medici e assistenti, ma per altri 3.550 potrebbe a breve scattare la stessa misura.

Risultato, in poche settimane le corsie potrebbero svuotarsi, private di personale indispensabile per assistere i ricoverati. A Padova, Alessio Scatto, anestesista simbolo della lotta al Covid durante la prima ondata della pandemia, è già stato sospeso in quanto privo di green pass, ma in Italia potrebbe presto toccare ad altri 45.753 medici e infermieri. Già prima del Covid, il servizio sanitario lamentava una carenza di personale, immaginatevi ora, dopo un anno e mezzo di pandemia e migliaia di operatori costretti a rimanere a casa dalle nuove regole.

Solo per restare al Veneto, significherebbe privarsi di almeno il 3 per cento dei dipendenti, una quota di personale che tra turni, ferie e malattie non può certo considerarsi irrilevante, soprattutto in un periodo di emergenza. Senza contare che a questi numeri vanno aggiunti gli operatori che lavorano nelle Residenze sanitarie per anziani, nelle cui fila i non vaccinati pare non siano pochi. Risultato, il governatore del Friuli, Massimiliano Fedriga, a nome degli altri presidenti di Regione, ha preso carta e penna e ha scritto al ministro della Salute, Speranza, mettendolo in guardia dai gravi pericoli di carenza del personale. Qui si rischia di dover chiudere interi reparti ospedalieri.

Non solo: siccome a finire in quarantena, privati del lavoro e dello stipendio, sono anche i medici di base non vaccinati, gli assistiti senza più assistenza si riverseranno sui presidi ospedalieri, ovvero sui pronto soccorso, con le immaginabili conseguenze. Insomma, si fa presto a dire: o vi vaccinate o vi leviamo il lavoro e pure la busta paga. Ma poi bisogna essere pronti a patirne le conseguenze. O meglio, a non farle patire ai pazienti i quali, ricoverati in ospedale o semplicemente bisognosi di assistenza domiciliare, rischiano di essere abbandonati a loro stessi, senza sapere a chi rivolgersi in caso di bisogno.

Altrimenti si rischia l’interruzione di pubblico servizio, che in materia sanitaria è un brutto segnale per un Paese che ha nella sua Costituzione l’assistenza sanitaria garantita a tutti i cittadini.



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