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Partiamo dalle dichiarazioni fatte da Giuseppe Conte il 5 giugno. “Il Movimento 5 Stelle entra in una nuova storia. Giugno segna l’inizio del nostro ‘secondo tempo’: siamo finalmente in possesso dei dati degli iscritti ed è stato raggiunto l’accordo con l’associazione Rousseau”.

Mentre Giuseppe Conte esulta per la nuova era verso la quale si starebbe avviando il M5S, gli avversari politici, come Matteo Renzi parlano della “fine del movimento”. E poi c’è Davide Casaleggio che ha reso noto in questi giorni il suo addio: “Il movimento ha deciso di violare così tante regole e principi di democrazia interna e di rispetto delle decisioni degli iscritti da rendere impossibile per noi continuare un percorso condiviso”-.

Con il distacco di Rousseau il mondo prende atto della fine del Movimento di Gianroberto Casaleggio e del suo sogno di una democrazia effettiva?

Un percorso di distruzione che era già iniziato, secondo alcuni, nel 2014 e che agli occhi di chi conosceva il Movimento delle origini era già evidente fin da subito, ma che ora tutto il mondo può vedere chiaramente: il M5s è diventato un piccolo partito costola dl Pd.

E questo sosteneva, già in tempi non sospetti, il professor Paolo Becchi, ex ideologo del movimento. Con lui analizziamo la parabola discendente del movimento e la nuova forma che assumerà con la guida di Giuseppe Conte.



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