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Finalmente viene finalmente messo sotto accusa il Remdesivir, farmaco punta di diamante del protocollo anti-Covid di Anthony Fauci.

Ciò dopo numerosissime segnalazioni di gravi eventi avversi, se non addirittura di decessi sospetti.

L’Avvocato californiano Matthew P. Tyson ne ha fatto una battaglia personale, dedicando la propria carriera a denunciare ospedali e case di cura che hanno utilizzato il farmaco, spesso con esiti infausti.

In traduzione:

Questo mese abbiamo intentato cause per morte ingiusta da Remdesivir contro il San Gorgonio Memorial, il Corona Regional, l’Ospedale Kindred Rancho e il Kaiser Irvine. Altre ne arriveranno.

Il Remdesivir, un antivirale ad ampio spettro, non nasce come farmaco anti-Covid. Nasce invece ufficialmente per il trattamento dell’epatite C e successivamente viene anche testato per Ebola e Marburg, benché sempre con scarso successo e molti, anzi troppi effetti collaterali.

Il farmaco tuttavia riemerge dal dimenticatoio proprio durante la pandemia, quando Anthony Fauci, consulente sanitario della Casa Bianca, già nell’aprile del 2020 dichiara:

Secondo studi condotti presso la Gilead Science, l’antivirale Remdesivir ha mostrato di avere una buona efficacia e può essere inserito in un vero e proprio protocollo di cura per i pazienti ospedalizzati affetti da Covid19.

Difficile credere che nessuno abbia percepito l’imbarazzante conflitto di interessi in gioco: la Gilead è la casa produttrice del Remdesivir.

La spiegazione più plausibile quindi è che molto probabilmente si sia chiuso intenzionalmente un occhio.

In un video denuncia del 2021 in cui compaiono il dottor Bryan Ardis, l’avvocato Reiner Fuellmich e il dottor Wolfgang Wodarg, gli intervistati raccontano i retroscena della primissima approvazione del farmaco.

È il dottor Ardis in particolare a farlo, proprio per la sua esperienza diretta e poco piacevole con l’antivirale.

La sorella di Ardis in gioventù aveva ricevuto una diagnosi di Les (Lupus eritematoso sistemico), una malattia autoimmune, e così il suo medico di fiducia l’aveva invitata a cominciare un trattamento con il Remdesivir.

La paziente in quella circostanza era stata inoltre informata che a causa del farmaco non avrebbe potuto avere figli, che avrebbe dovuto tenere sotto controllo il fegato per la sua elevata tossicità, e che purtroppo quello era l’unico trattamento possibile per la sua condizione.

Sentite queste parole, la donna decise quindi di chiedere una seconda opinione e si consultò con il fratello.

Ardis le sconsigliò fortemente il trattamento con il Remdesivir, e le fece iniziare invece un percorso di medicina integrata, cosa che rese stabili le condizioni di salute della donna.

Quando negli Usa venne approvato il Remdesivir per l’utilizzo emergenziale contro il Covid, al dottor Ardis tornò in mente la storia della sorella, in maniera particolare quando Fauci rese il farmaco un caposaldo del suo protocollo per i pazienti ospedalizzati.

Ardis racconta che i primi studi sulla sostanza avevano invece da subito evidenziato una tossicità così elevata che spesso i reni non riuscivano a smaltire il farmaco, e addirittura in molti casi si raggiungeva  l’insufficienza multi organo, tale da provocare persino la morte del paziente.

Ardis così continua:

Quando ho visto il nome Remdesivir nella lista di farmaci approvati per il trattamento del Covid19 mi si è letteralmente gelato il sangue. Un farmaco così altamente tossico uccide molto più di qualunque virus. Mio padre è stato ospedalizzato con diagnosi di Covid19 e gli hanno somministrato il Remdesivir il primo giorno. L’ho saputo il giorno stesso della prima endovenosa, e quindi l’ho portato via dalla clinica. Però solo dopo averlo fatto trattare con un diuretico. I suoi polmoni si stavano riempiendo d’acqua e presto avrebbe smesso di respirare.

Sempre Ardis racconta che Anthony Fauci era a suo parere ben a conoscenza sia della tossicità sia dell’inefficacia del farmaco.

Il medico della Casa Bianca aveva infatti preso parte ad uno studio su Remdesivir ed Ebola.

Durante quello studio, il Remdesivir fu il primo farmaco ad essere tolto dalla sperimentazione.

Si pensi che causava una insufficienza multi organo nel 53% delle persone.

Eppure il Dipartimento della Salute statunitense, nonostante fosse verosimilmente in possesso di queste informazioni, approvò in tempo record l’utilizzo off-label di Veklury® (nome commerciale) per pazienti adulti e pediatrici. Sottolinea l’avvocato Tyson:

Così il Remdesivir cominciò ad essere utilizzato in maniera massiccia in ospedali ed RSA, spesso senza raccogliere il necessario consenso del paziente.

Inoltre, precisa il dottor Ardis:

Questo potrebbe spiegare la mortalità altissima dei primi tempi della pandemia, quando il Remdesivir era così largamente utilizzato, specialmente nelle case di cura, in abbinamento all’intubazione dei pazienti.

Proprio in occasione del suo ultimo discorso prima di lasciare l’incarico istituzionale, Fauci ha voluto concludere in bellezza.

Ha raccomandato di continuare con vaccino e vari booster, perché efficaci e sicuri, nonché con il suo protocollo di cura.

Fauci si è persino detto disponibile ad aiutare il governo ove ve ne sia bisogno.

Ancora oggi Veklury® infatti fa parte del cosiddetto “protocollo Fauci” nel trattamento dei pazienti Covid. Eppure oggi la mortalità è diminuita. Cosa è dunque cambiato?

Sicuramente la consapevolezza della gente e le cure precoci hanno contribuito a impedire l’ospedalizzazione del paziente. Ma se questo è vero oggi, quante morti si sarebbero potute evitare nel tempo?

Domanda da 100 milioni di dollari.

Fatto sta che solo oggi riemergono vecchi articoli del mainstream risalenti a novembre 2020.

In quegli articoli si riportava con dati alla mano che persino l’Oms riteneva perlomeno inutile, se non addirittura dannoso, l’utilizzo del Remdesivir nei pazienti Covid.

Sempre più persone denunciano morti che ritengono sospette.

A maggior ragione lo fanno adesso che Fauci ha lasciato l’incarico e potrebbe non essere mai chiamato a rispondere delle sue scelte politiche e mediche.

Così l’avvocato Matthew Tyson apostrofa l’ormai ex consulente della Casa Bianca:

Si sa da anni che il Remdesivir non cura e intossica i pazienti. O peggio li fa morire. Persino l’OMS nel 2020 ne sconsigliava l’uso. Eppure il farmaco è stato utilizzato durante la pandemia da Covid19. Questo è il momento di lottare per avere giustizia.

E promette giustizia a molti.  Ovvero esattamente ciò che la gente si aspetta.

MARTINA GIUNTOLI





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