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Mi state chiedendo perché non mi occuperò più di Covid per Radio Radicale? Provo a spiegarvelo.
Qualcuno chieda al direttore di Radio Radicale perché ha censurato tutte le interviste che ho fatto a Garavelli, Donzelli, Bellavite, Gentilini.
Chiedetegli perché in sei giorni non hanno detto una parola sull’azione nonviolenta in corso.
Chiedetegli perché hanno censurato sit-in e manifestazioni.
Chiedetegli dei miei interventi censurati in rassegna stampa.
Chiedetegli dei redazionali fantasma.
Chiedetegli della lettera a Mattarella.
Chiedetegli della lettera indirizzata al Ministro Lamorgese.
Lo ammetto, sono colpevole, non ho voluto allinearmi e me la stanno facendo pagare.
Ma lo fanno da vigliacchi e in maniera subdola. Posso garantirvi che quel che fanno è anche peggio di un benservito.

Maurizio Bolognetti

Esistono giornalisti con la schiena dritta e, nel disastro informativo a cui stiamo assistendo, purtroppo questa è una notizia. Maurizio Bolognetti è un giornalista di Radio Radicale, la radio che si vanta di essere “liberale, liberista, libertaria”: è un professionista di lungo corso, con molti libri al suo attivo, che lavora per la radio da ben 11 anni. Ma poi è arrivato il Covid, è arrivato il green pass, e Bolognetti ha smesso di essere una risorsa per diventare un incomodo. Le sue posizioni contrarie alla narrazione imposta lo hanno confinato all’angolo, anzi lo hanno reso invisibile: racconta di interviste cancellate, bavaglio, censure.

Bolognetti non si arrende, ha scritto una lettera a Mattarella, firmata anche da altri (quali il candidato sindaco di Torino prof. Ugo Mattei) e da sei giorni -come da tradizione radicale- ha avviato uno sciopero della fame.

Il bavaglio vero sapete qual è? Quello in cui ti fanno morire per asfissia.
Io lo provo da due anni e non solo negli ultimi due anni.
Ma sono temprato. Non è facile “spezzarmi”.

E’ triste constatare come un partito politico che si vanta di essere controcorrente da sempre, sbandierando certe “conquiste di civiltà” come proprio merito, al dunque non sappia riconoscere un regime. O forse faccia finta? Ci chiediamo come avrebbe reagito Pannella -che andava in tv col bavaglio in faccia- allo sfascio della Costituzione, ai controlli nelle scuole e nelle università, al diritto al lavoro condizionato ad un trattamento sanitario. E soprattutto alla censura imperante con una violenza senza precedenti, incluso da parte dei “non violenti”.

Ce lo chiediamo sì, però abbiamo paura di risponderci. E intanto un giornalista con la schiena dritta è in sciopero della fame perché non può più parlare. Quanti altri come lui? Probabilmente tanti. Quanti altri lo denunciano pubblicamente? Nessuno.

 

 



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