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Questo non vuol dire che la Germania non possa essere in definitiva costretta a sacrificare i propri interessi economici – e quindi anche di politica di sicurezza e quindi strategici – nazionali, ma solo che ciò non sarà così facile proprio a causa dell’effetto stabilizzante del Nord Stream II.

La CNN ha pubblicato martedì un articolo su “Come l’oleodotto da 11 miliardi di dollari di Putin divide la NATO e l’UE in un momento di crisi”. Il succo è che il Nord Stream II avrebbe creato un cuneo in Occidente, come dimostra almeno la riluttanza della Germania a saltare sul carro guerrafondaio guidato dalla fazione sovversiva anti-russa dell’esercito, dell’intelligence e della burocrazia diplomatica statunitense (il “profondo stato”). ) è citato, deve essere dimostrato. È fortemente implicito che Berlino abbia tradito gli interessi dei suoi alleati dell’Europa centrale e orientale (CEE), motivo per cui alcuni negli Stati Uniti vogliono sanzionare il progetto fino alla sottomissione.

Questa non è affatto una rappresentazione corretta della situazione strategica. Affermare che Nord Stream II sia un progetto puramente apolitico e commerciale tra due grandi potenze, progettato per garantire l’approvvigionamento energetico dell’UE, non è mera retorica. Proprio come la Russia potrebbe teoricamente “armare” il progetto (cosa che non vuole e nessuna prova credibile è stata presentata pubblicamente), così potrebbe la Germania. Nord Stream II lega quindi questi due paesi, così come la Russia e l’UE più ampia, in un rapporto stabilizzante di complessa interdipendenza economica.

Tuttavia, questo è esattamente il motivo per cui la fazione sovversiva anti-russa del “Deep State” degli Stati Uniti odia così tanto il progetto. Sono contrari all’effetto di convincere la Germania a riconsiderare la saggezza di saltare sul loro carro guerrafondaio. Senza il leader de facto dell’UE a bordo, la guerrafondaia di questa fazione manca della credibilità morale a cui aspira agli occhi dei popoli dell’Europa occidentale, che sono in ogni caso molto più influenti delle loro controparti nell’Europa centrale e orientale. Questo rapporto di complesse interdipendenze economiche non viene sfruttato dalla Russia, ma dalla Germania in particolare.

Per spiegare, il leader informale del blocco riconosce la necessità di garantire in modo affidabile le importazioni di energia dalla Russia, soprattutto nel contesto della crisi energetica in corso nel continente. Sebbene alcuni in questo paese abbiano tentato di politicizzare questo progetto ritardandone l’attuazione con pretese tecnico-burocratiche, la sua cancellazione totale sarebbe completa dopo che tanto è stato già investito nella sua costruzione nel mezzo dell’attuale crisi energetica e senza un altrettanto conveniente e un sostituto affidabile, prolungando indefinitamente la crisi economica multidimensionale dell’UE.

Ciò sarebbe estremamente dannoso per i piani tacitamente egemonici della Germania per il continente, per non parlare se accadesse contemporaneamente allo scoppio delle ostilità internazionali nell’Europa orientale, provocate dalla fazione sovversiva anti-russa del “Deep State” degli Stati Uniti per giustificare che il “contenimento” di questo grande potere ha la precedenza su quello della Cina. Questo non vuol dire che la Germania non possa essere in definitiva costretta a sacrificare i propri interessi economici – e quindi anche di politica di sicurezza e quindi strategici – nazionali, ma solo che ciò non sarà così facile proprio a causa dell’effetto stabilizzante del Nord Stream II.

Come mostrato dall’ex capo della marina tedesca Schönbach, che è stato costretto a dimettersi lo scorso fine settimana per aver parlato in modo ragionevole della Russia, Berlino non crede che sia nel suo interesse continuare ad arrabbiare Mosca, anche se i funzionari affermano che Landes non ha negato che i suoi commenti riflettessero il loro posizione ufficiale. Questa intuizione suggerisce che non è stato il Nord Stream II a creare un “cuneo” in Occidente, ma piuttosto la stessa fazione sovversiva anti-russa del “Deep State” degli Stati Uniti, utilizzando attivamente la sua vasta rete di influenza nei Paesi baltici, in Polonia, in Ucraina e Gran Bretagna per provocare una guerra per procura con la Russia.



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