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Il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha annunciato di voler introdurre il “patentino vaccinale”, uno strumento che potrebbe trasformarsi in una sorta di passaporto, se consideriamo l’annuncio della presidente della Commissione UE, Ursula Von der Lyen, che solo pochi giorni fa ha avvisato di voler introdurre il lasciapassare sanitario in ambito europeo. Secondo Barillari non è sicuro che il Presidente della Regione riuscirà nel suo intento:

“Innanzitutto non è scontato che

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D’altra parte, nel corso della crisi sanitaria, abbiamo visto che alcune regioni si sono fatte notare nell’applicazione in forma ancora più stringente della normativa d’emergenza impostata dal governo.

“In Italia, le direttive che arrivano dai livelli internazionali ed europei vengono applicate in modo inesorabile, in più il Lazio è un grosso laboratorio politico e sociale, per verificare quanto le persone possono tollerare un lockdown, le mascherine, la scuola a distanza. Purtroppo abbiamo visto che da noi le persone protestano poco” spiega Barillari.

Tuttavia, secondo il consigliere regionale, l’introduzione di uno strumento di controllo sulle vaccinazioni potrebbe anche avere dei risvolti positivi, di salvaguardia della salute dei cittadini, se utilizzato per istituire un sistema di farmacovigilanza volto a monitorare gli eventuali effetti avversi dei vaccini.

“Nessuna regione italiana ha un sistema di vaccino-vigilanza attivo, attraverso il quale chi si vaccina viene poi contattato per telefono dopo 24-48 ore per verificare il suo stato di salute e per sincerarsi che non siano sorti eventi avversi: nessuno fa questa verifica. Solo in questo senso l’introduzione del patentino potrebbe avere un senso, in qualsiasi altro sarebbe solo carta straccia”.





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