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Un mondo sottosopra, ecco che ci risiamo. Sono le stesse categorie che causano i mali a proporne il rimedio. E ciò che è energia vitale, il sole, diventa malattia, l’abbiamo già vista, no? Il mattoncino per la vita, la CO2, è diventato una minaccia per la vita. Ma chi minaccia veramente?

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“OSCURARE QUEL CAZZO DI SOLE”

Sull’onda dell’emergenza – letali ondate di calore, carestie da siccità, inondazioni delle città costiere, pandemie, migrazioni bibliche… – arriverà il momento in cui verranno accettate anche le tecnologie più estreme, rischiose e costose. Loro, le società del business della bio-geo-nano-ingegneria lo sanno bene e si stanno preparando. “Oscurare quel cazzo di sole potrebbe essere meno rischioso di non farlo” ha detto il direttore della Solar Radiation Management Governance Initiative. Una recensione al testo di Elisabeth Kolbert Sotto un cielo bianco. La natura del futuro.

ion attesa dello sdoganamento dell’ingegneria solare, un folto gruppo di imprese stanno mettendo a punto sistemi di rimozione per estrazione diretta del carbonio presente nell’aria come CO2, stoccaggio (meteorizzazione come carbonato di calcio) e/o recupero e reimpiego. La loro filosofia è ben spiegata da un ingegnere del Center for Negative Carbon Emission: “L’anidride carbonica dovrebbe essere considerata alla stregua dei liquami (…) Finché le emissioni saranno viste negativamente i responsabili saranno sempre colpevoli” (p. 167). Insomma, una volta “naturalizzate” le emissioni dei gas da combustione – consumare energia fossile farebbe oramai parte del “metabolismo sociale”, per usare un’espressione marxiana – i macchinari per la loro cattura andrebbero considerati normalmente come lo sono ora i depuratori delle acque reflue. Una soluzione contemplata anche dallo Ipcc e ben accolta anche dai sostenitori del New Green Deal, ecosocialisti compresi. Il prossimo passo sarà una maschera d’ossigeno d’ordinanza o una cupola geotermica con aria condizionata sopra le città?

Più “naturale” la tecnica di cattura tramite riforestazione (Bioingegneria con cattura e stoccaggio di carbonio). Piantagioni di specie vegetali geneticamente modificate (per esempio, alberi con il fogliame di colore più chiaro per riflettere meglio i raggi solari) verrebbero coltivati e al momento della loro massima capacità di assorbimento della CO2 tagliati e sotterrati in enormi trincee. È stato calcolato che per dimezzare le emissioni di CO2 basterebbe riforestare una superficie di nove milioni di chilometri quadrati, ovvero una distesa di legno grande come gli Stati Uniti (p. 175). Non è forse così che in ere geologiche passate si sono formati i giacimenti di carbone e petrolio?

Con questo approfondito lavoro di inchiesta la nostra autrice intende metterci in guardia da almeno due grossi pericoli della via tecno-ottimistica alla soluzione delle crisi ecologiche: quello di intervenire solo sugli effetti a valle (e non modificare le cause a monte), generare una spirale perversa di progressivo “controllo del controllo della natura” (p.18) che finisce per irrigidire il sistema e lo spinge verso ecosistemi-sempre-meno-naturali. Come darle torto!

Il libro della Kolbert andrebbe letto assieme ad altri testi. Innanzitutto, quello già ricordato della Bertell che riteneva che le armi di distruzioni di massa a disposizione dei militari, più pericolose delle stesse bombe atomiche, siano quelle capaci di modificare i cicli naturali della Terra attraverso la geoingegneria. Poi ricordiamo di Christopher Preston, L’età sintetica. Evoluzione artificiale, resurrezione di specie estinte, riprogettazione del mondo (Einaudi, 2018), in cui si dice che: “Stiamo fabbricando nuove strutture atomiche e molecolari per creare materiali con proprietà completamente nuove. Stiamo modificando la composizione delle specie presenti negli ecosistemi, sperimentando al contempo le tecniche per riportare in vita animali estinti. Stiamo studiando come utilizzare tecnologie che possano riflettere la luce del Sole per mantenere fresco il pianeta. In ciascuno di questi modi l’umanità sta imparando a sostituire alcune delle attività naturali”. Dovremmo quindi: “decidere fin dove dovremmo spingerci nel rifacimento della Terra”.

Ricordiamo anche i fondamentali articoli di Silvia Ribeiro, tradotti e pubblicati su Comuneche ci informa – tra l’altro – come uno studio del Karolinska Institutet (che conferisce il premio Nobel per la medicina) ha dimostrato che manipolare le cellule umane con le tecniche dell’editing genetico (Crispr) può essere molto nocivo per animali, piante e cellule umane, al punto che Georges Church, un pioniere della biotecnologia che lavora all’Università di Harvard, nel 2019 ha chiamato questo strumento un’ascia non affilata, il cui uso è “vandalismo genómico”.

Infine, va tenuto sempre sottomano il Manifesto Against Geoengineering (2018).

FONTE https://comune-info.net/oscurare-quel-cazzo-di-sole/

* Link aggiunto


UN ARTICOLO DI SILVIA RIBEIRO:

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