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Da www.tpi.it

«La mia famiglia è stata distrutta. Sono tutti in carcere e anche io, se quel maledetto giorno non fossi stata a Roma, adesso sarei dietro le sbarre. Questo è un clamoroso errore giudiziario, ed è assurdo che nessuno si renda conto di quello che è accaduto.

Un’ingiustizia senza precedenti. Mia madre e mia sorella sono state condannate con una tripla conforme all’ergastolo, e continuano a dirsi innocenti. Mio padre sta scontando gli ultimi anni di pena e non smette di definirsi colpevole. Un cortocircuito unico nella storia del diritto italiano, cui nessuno però da ascolto.

Leggendo i documenti, confrontandomi con gli avvocati, ma anche ascoltando i punti di vista più critici, non riesco a farmene una ragione. Loro sono dentro da innocenti per vari motivi. Il primo è di tipo personale: sono certa che non avrebbero mai fatto del male a Sarah. Il secondo riguarda la testimonianza del fioraio Giovanni Buccolieri, centrale per l’accusa, che torna a ribadire di aver solo sognato la scena in cui mia madre e mia sorella costringevano Sarah a salire in macchina.

Il terzo è tutto incentrato su mio padre. Dai media è sempre stato presentato un pezzo di pane, vessato dalle arpie di casa, ma non è così. Ci raccontò, anche se non abbiamo trovato conferme, che in Germania aveva picchiato violentemente un uomo che aveva provato a rubargli i gettoni nella cabina telefonica. E poi c’è una cosa intima. Ero una ragazzina e dovevo fare la doccia. Come tutte le domeniche mi spogliai davanti a lui. Mi guardò e mi disse: ‘Da ora in poi tu non ti devi far più vedere così da me’. Mi sentii sporca.

Da quel momento iniziai a fare il bagno con la porta chiusa. Sono certa sia stato mio padre a uccidere mia cugina. Quel pomeriggio secondo me Sarah è scesa in garage per non suonare, perché mia madre a quell’ora dormiva. Lui ci ha provato, lei lo ha respinto con un calcio e papà ha perso la testa. Dai verbali ho letto una sua dichiarazione che ha illuminato l’accaduto (’Non l’avevo mai vista con i pantaloncini così corti e il seno le stava sbocciando”. Mi ha riportato alla mente l’episodio della vasca.

media sono stati i veri burattinai della vicenda. Ho conosciuto giornalisti che fino al giorno prima erano innocentisti e, quando abbiamo vietato loro di entrare in casa perché volevamo riprenderci un po’ di privacy, hanno cambiato repentinamente opinione. Ad Avetrana c’era una corsa all’ultimo scoop, e questo ha pregiudicato la ricerca della verità. La cosa che mi ha fatto più male di quel periodo è stato il modo in cui i giornali ci hanno bullizzato. Ci hanno dipinto come delle streghe, prendendoci in giro per il nostro aspetto fisico, e in questo modo siamo diventate antipatiche a tutti.

Oggi io e mio padre facciamo dei colloqui settimanali per telefono, e quando riesco a prendermi una pausa dal lavoro torno in Puglia, così faccio visita anche a mia madre e mia sorella. Per fortuna sono in cella insieme, almeno si fanno compagnia. Non hanno perdonato mio padre e non l’ho perdonato neanche io. Sono sua figlia e gli rimarrò per sempre vicino, se verrà scarcerato prima mi prenderò cura di lui, ma non posso accettare quello che ha fatto.

Sogno che mia sorella e mia madre vengano rilasciate. Ho pensato di scrivere al Presidente Mattarella per la grazia. Non posso accettare che le cose restino così, per sempre. Penso a Sarah ogni giorno. Mi ricordo i suoi sorrisi, la sua voce, i suoi sogni. Diceva che avrebbe fatto la segretaria nel centro estetico di Sabrina, tanto le voleva bene. Per il matrimonio mi fece un disegno, io e mio marito che ci teniamo per mano. Lo tengo sul frigorifero, e tutte le volte che lo guardo penso che questa storia non possa finire così. Senza giustizia».

Così Valentina Misseri, in un’anteprima dell’intervista esclusiva pubblicata dal settimanale The Post Internazionale- Tpi, in edicola da venerdì 26 novembre, parla dell’omicidio della cugina Sarah Scazzi, avvenuto 11 anni fa a Avetrana, e per il quale sono stati condannati Sabrina Misseri, Cosima Serrano e Michele Misseri.

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