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E’ iniziato ieri www.meteoweb.eu/…/1720399

Voleva partecipare anche Garavelli ma a quanto dice non essendoci stati ulteriori passi par la sua vicenda interpreto non ci sarà.

Garavelli: “Nei confronti del soggetto vaccinato, sopravvivranno e quindi passeranno quelle varianti nei confronti delle quali non è stato montato il vaccino. Sono stanco che si parli di questo argomento e soprattutto se ne parli male”, ha spiegato Garavelli.

“Un’altra cosa che mi ha sconvolto è stata l’affermazione della Dott.ssa Capua, che non dimentichiamo essere una veterinaria, che ha dichiarato che l’ivermectina è un farmaco pericoloso e che si dà a i cavalli.
Nel 2015, Satoshi Ōmura e William Cecil Campbell ebbero il Nobel per la Medicina per la scoperta dell’ivermectina, uno dei farmaci più usati al mondo e con grandissimo profitto, che ha determinato la forte riduzione di una gravissima patologia dell’Africa tropicale, la cosiddetta cecità fluviale. Anche da noi, da anni, usiamo l’ivermectina con pieno profitto a livello umano per curare 3 patologie”,

www.meteoweb.eu/…/1720968

Intervista di 2 giorni fa dalla quale sono stati presi gli stralci qui sopra www.youtube.com/watch?v=vBZIJ50lsWk

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di già ricopio il post che ho fatto ieri in commenti liberi

“Le cure che verranno: quali sono i 9 farmaci in commercio che gli scienziati stanno testando contro il Covid
L’Università di Manchester sta testando l’efficacia contro il Covid di medicinali già in commercio. Sul fronte della ricerca nei laboratori di Israele si sperimenta una nuova molecola

ROMA. Sono accatastati negli scaffali delle farmacie già da anni e costano quasi sempre meno di 10 euro, ma ora potrebbero tornare sotto i riflettori in veste di paladini della lotta al Covid.

Sono i magnifici 9 vecchi farmaci, approvati dall’Fda americana dal lontano 1971 in poi, passati ora al setaccio dai ricercatori dell’Università di Manchester e che in laboratorio si sono mostrati capaci di bloccare la replicazione del SarsCov2 nelle cellule umane. Dati ancora parziali ma solidi, tanto da essere pubblicati nella rivista scientifica Plos Pathogens, la stessa scelta dal nostro prestigioso Iss per pubblicare un suo studio, quello sul ruolo che l’interferone sembra svolgere nel prevenire la malattia da Covid.

Contro il virus si rispolverano i vecchi farmaci ma se ne continuano a ricercare di nuovi, perché come ha di nuovo ribadito il direttore della prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, i vaccini vanno bene per ridurre al minimo i danni, ma l’immunità di gregge con questo virus è una chimera. Per cui la guerra si vincerà solo con una cura capace di bloccarlo quando entra nel nostro organismo, superando i limiti dei pur efficaci monoclonali. Che prima di tutto costano tanto, tra mille e duemila euro. E poi per funzionare devono essere somministrati per via endovenosa quando i sintomi ci sono già ma prima che la malattia assuma forme gravi.

I primi test in laboratorio
Non hanno certo un problema di prezzo i vecchi medicinali esaminati dai ricercatori di Manchester, che alla fine ne hanno selezionati nove, che almeno in laboratorio hanno dimostrato di saper mettere la museruola al virus.
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Tra questi ci sono due antimalarici: l’amodiachina, che in Marocco si vende a meno di un euro e l’atovaquone, che di euro ne costa invece 48.
L’esame lo ha superato anche la bedaquilina, un anti micobatterico utilizzato soprattutto contro le forme più ostiche delle tubercolosi, che la Johnson&Johnson, proprietaria di uno dei vaccini contro il Covid, ha deciso lo scorso anno di vendere a solo un euro e mezzo la pillola.
Costa poco, 7 euro, anche l’ebastina, vecchio antistaminico fino ad oggi indicato nel trattamento sintomatico di forme allergiche, come rinite e congiuntivite allergica.

Promettono bene anche l’antipertensivo manidipina, il panobinostat per il trattamento del mieloma multiplo, l’impronunciabile methanesulfonate e l’abemaciclib, due medicinali usati nel trattamento di alcune forme di cancro.
A chiudere la lista la comune vitamina D, indicata per chi ne ha poca nel proprio organismo e che in questi casi potrebbe non sconfiggere ma ridurre l’impatto del Covid nell’organismo.
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Da Israele a far sperare è invece una molecole in codice, CD24, una glicoproteina espressa dal nostro sistema immunitario, il cui ruolo fisiologico consiste nel ridurre la risposta infiammatoria. La sua attività è ridotta in stati infiammatori gravi come ad esempio le sepsi.
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A oggi sono stati condotti studi iniziali, di fase I e fase II, il primo su 30 persone e il secondo su 90, tutte con Covid. I benefici clinici sono tuttavia stati notevolissimi se è vero che prima 29 pazienti su 30 e poi 84 su 90 sarebbero guariti in massimo cinque giorni. Bisogna ora attendere la conclusione degli studi. Se davvero tutto andasse per il meglio, il farmaco potrebbe essere reso disponibile già nel corso del 2022.

Attenti alle bufale………” (qui evito di copiare il testo, solita solfa…)

Il link ma è visibile solo con le prime 3 righe
lastampa.it/…/…



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