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L’Associazione dei medici e chirurghi americani (Aaps) ha fatto causa alla Food and drugs administration (Fda) per la posizione assunta da quest’ultima contro l’ivermectina in termini di efficacia e sicurezza del farmaco per la cura del Covid.

Messa alle strette (e probabilmente temendo serie ripercussioni penali), adesso l’Fda ha dichiarato attraverso i suoi avvocati di non aver mai davvero negato l’uso dell’ivermectina.

I suoi erano piuttosto definibili come consigli o raccomandazioni.

Ecco a riguardo un tweet di Hans Mahncke, giornalista di The Epoch Times.

In traduzione:

“L’FDA che diceva alla gente di non assumere ivermectina o fermarne l’eventuale utilizzo per il Covid19 era qualcosa di non ufficiale e soltanto una mera raccomandazione, così i pubblici ministeri hanno ribattuto in una recente udienza.” Si vede che abbiamo capito male.

Così racconta Hans Mahncke, menzionando l’autore dell’articolo e collega Zack Stieber.

Davvero difficile crederlo, quando di fatto c’è stata per mesi una comunicazione a senso unico da parte dell’Fda, che associava inequivocabilmente l’ivermectina ad un farmaco non efficace.

E anche l’Aaps è dello stesso avviso.

L’associazione ha infatti avviato a fine settembre 2022 un procedimento legale contro l’agenzia statunitense, contestandole di aver utilizzato e diffuso affermazioni ingannevoli a proposito di un farmaco sicuro ed ampiamente utilizzato come l’ivermectina.

In particolare l’Aaps ha dichiarato:

L’FDA ha sfruttato in maniera assolutamente impropria i fraintendimenti che sono nati circa la legalità o meno dell’utilizzo off-label di  alcuni farmaci, con l’unico fine di ingannare tribunali, commissioni mediche, ed il pubblico. In questo modo ha fatto credere che vi fosse qualcosa di sbagliato nel prescrivere farmaci off-label per trattare delle patologie. Non solo le prescrizioni di questo tipo sono invece assolutamente appropriate, legali e comuni, ma talora necessarie per fornire al paziente le migliori cure possibili.

Invece di lasciare al singolo medico il dovere e la possibilità di trattare in scienza e coscienza il proprio paziente, l’Fda si è di fatto sostituita al giudizio dell’esperto.

Sempre secondo l’Aaps, l’Fda non si sarebbe fermata a questo, ma avrebbe anche pubblicato e fatto pubblicare dichiarazioni sull’inefficacia del farmaco da parte di organizzazioni influenti.

In questo modo l’ivermectina poteva essere bollata come “farmaco per complottisti”, e sarebbe stata riconosciuta dalla comunità come dannosa per il trattamento del Covid.

Forse è un caso che proprio la piattaforma per crypto Ftx avesse supportato un progetto chiamato Together Trial che aveva il compito di debunkare le cure già esistenti per il Covid per poi promuoverne altre dichiarate migliori?

La stessa piattaforma Together Trial si impegnava economicamente nella sua mission per qualcosa come 18 milioni di dollari, denaro di cui molto probabilmente ha beneficiato anche il New York Times quando ha fatto la sua parte nella campagna anti-ivermectina.

Ecco quanto scrive Bret Weinstein, famoso podcaster e biologo californiano, da sempre impegnato a confutare il pensiero unico dominante sulla questione Covid.

In traduzione:

Interessante come la “scienza” che dovremmo seguire sull’ivermectina scopriamo poi essere legata alla piattaforma di criptovalute FTX. Forse è solo una coincidenza che non ha nulla ha che fare con i metodi assolutamente indifendibili, i titoli sensazionalistici dei giornali ed i dati reali ancora tenuti segreti.

L’Aaps ribatte dicendo:

Non è mai accaduto che l’FDA si sia frapposta tra il paziente e il medico. L’FDA non dovrebbe mai influenzare uno specialista nella decisione del tutto autonoma di prescrivere al proprio assistito farmaci che sono sicuri ed usati da anni.

La questione ivermectina è invece nata per il grande pubblico con il caso Joe Rogan.

Il conduttore del celeberrimo ed omonimo programma radiofonico statunitense, affermò davanti al microfono di aver avuto il Covid e di aver utilizzato quel farmaco per curarsi.

Era il settembre 2021.

In traduzione:

Joe Rogan dice di avere il Covid e di aver preso l’ivermectina, un farmaco ampiamente discreditato.

Joe Rogan fece numeri altissimi con quella puntata, tra diretta e condivisioni.

Molti americani probabilmente seppero per la prima volta non solo che esisteva una cura per il Covid, ma anche che la semplice ivermectina funzionava benissimo.

Il mantra dell’Fda di non prendere un farmaco destinato a sverminare i cavalli, dopo che Rogan ne aveva sdoganato l’utilizzo, ormai non reggeva più.

Questo infatti implicitamente significava che i trattamenti per il Covid esistevano.

Inoltre era possibile guarire dalla malattia e conseguentemente non era più necessario farsi inoculare.  Con la disponibilità di cure adeguate, l’urgenza del vaccino di fatto decadeva.

Oggi l’Fda dichiara di non aver mai influenzato la politica sulla diffusione dell’ivermectina. Eppure medici e pazienti hanno lamentato durante gli scorsi due anni una estrema difficoltà nel reperire il farmaco.

Si guardi ad esempio il tweet di questo paziente Covid, a dire il vero uno dei tanti, che si lamenta del servizio ricevuto presso la famosa catena statunitense di farmacie:

In traduzione:

La farmacia CVS si è rifiutata di darmi i farmaci prescritti lo scorso anno. Ma era solo una raccomandazione.

Per quel che riguarda invece la sicurezza e l’efficacia dell’utilizzo dell’ivermectina sull’uomo per il trattamento del Covid abbiamo addirittura dati ancora precedenti al 2022.

In un documento di provenienza militare reso noto da un informatore di Project Veritas e datato 13 agosto 2021, si legge testualmente:

I trattamenti erano noti ai responsabili fino dal maggio 2020, e si trattava di idrossiclorochina, ivermectina ed interferone.

Invece, uno dei medici querelanti contro l’Fda, il dottor Paul Marik, aveva inserito l’ivermectina nel suo protocollo di cura già nel 2020.

Non contento ne aveva anche lasciato una copia sul server dell’università dove lavorava.

Gli avvocati del medico raccontano in udienza come il dottor Marik abbia ricevuto enormi pressioni dal mondo di Big Pharma per questo.

Infatti il medico ha poi dovuto lasciare il suo incarico.

Non siamo ovviamente in grado di sapere se il giudice che si occupa del caso valuterà sufficienti le motivazioni addotte dai medici querelanti, ma se così andassero le cose, le ripercussioni sarebbero enormi.

E non soltanto negli Stati Uniti.

 

MARTINA GIUNTOLI

 





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