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Il tweet di un genitore allarmato dal libro del figlio in quarta elementare: il titolo è “Mission 2030” e allude evidentemente alla famigerata Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Ormai la scuola pubblica non si nasconde più: è diventata il braccio armato della propaganda globalista e, di fatto, la formazione dei giovani sui classici programmi di italiano, inglese, storia e via discorrendo viene man mano sostituita con una formazione di propaganda come non si vedeva in Italia dai tempi del Duce. E’ un lavoro che comincia da lontano: il sottoscritto, che ha fatto il liceo negli anni Novanta, ricorda il suo diario di III liceo classico, che insisteva moltissimo sull’antirazzismo e l’immigrazione: all’epoca, ovviamente, non ci feci troppo caso. Negli ultimi anni, sul versante immigrazionistico, la propaganda scolastica ha fatto passi da giganti, infilandosi in materie insospettabili come la Storia antica e l’epica: abbiamo avuto la trasformazione di Attila da “flagello di Dio” a povero migrante, oppure come l’Eneide di Virgilio sia proposta a scuola in chiave immigrazionista ( addirittura si è parlato di un “Ulisse migrante” quando l’Odissea è il poema del ritorno a casa)

Altro punto, come ha notato il buon Marco N, il genitore che ha messo su Twitter il libro scolastico del figlio, è la propaganda sull’Agenda 2030. E quel libro scolastico non è che la punta dell’iceberg, perché sull’agenda 2030 siamo arrivati ad una propaganda non più nascosta ma ufficiale, esattamente come accadeva nei regimi classici.

Scuola 2030 è “il portale che offre materiali di auto-formazione, contenuti e risorse per portare in classe un’educazione ispirata ai valori e alla visione dell’Agenda 2030. Questa cosa è facilmente reperibile su Google. Niente di nascosto. Leggendo scopriamo che “Scuola 2030” nasce tra una collaborazione tra il Miur e Asvis – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

“Scuola 2030 – leggiamo nella home del portale – nasce dalla collaborazione fra Miur, Indire e ASviS per contribuire al Goal 4 (Istruzione di qualità), e in particolare al Target 4.7 (Entro il 2030, assicurarsi che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra l’altro, l’educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la promozione di una cultura di pace e di non violenza, la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile)”

Quindi oramai siamo alla propaganda ufficiale, e non più “strisciante” come accadeva dagli anni Novanta sino a qualche anno fa. L’Agenda 2030, ad esempio, ha tra i suoi obiettivi il cosiddetto “controllo della popolazione” perché la sovrappopolazione sarebbe la causa del famigerato riscaldamento globale. E come lo risolvi questo problema? Dietro tante belle parole si nascondono propositi sinistri.

La stessa “operazione Greta” ha un sottotesto di propaganda scolastica: il personaggio scelto è una ragazzina che va a scuola, personaggio studiato a tavolino per fare presa sui coetanei. Tutto è come in un film hollywoodiano: la giovane ragazzina che prima combatte una battaglia solitaria e poi fa breccia nei cuori dei potenti. Chi è smaliziato l’inganno lo ha visto, ma ragazzi in età scolare, la cui mente è ancora una spugna, ovviamente ci cascano. E Greta non è solo studiata per far breccia nei cuori dei ragazzi delle scuole, ma è già oggetto di temi scolastici.

Siamo quindi, nel caso della scuola, nella propaganda più forte. Questo ricorda da vicino il problema matematico (reale) proposto nel Terzo Reich citato ne “La vita è bella” di Roberto Benigni.

E dato che uno degli obiettivi è il “controllo della popolazione” per “risparmiare sulle risorse” le analogie si fanno sempre più sinistre.

ANDREA SARTORI



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