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«Una persona ieri al Corviale mi ha detto: “Ad ogni elezione qui passano i politici, chiacchierano, promettono e poi non ritornano. Il Serpentone è abitato da persone non da bestie”. Io credo che quella persona con dignità abbia denunciato l’utilitarismo di certa politica. La gente è stanca e chiede il cambiamento». Corviale è il simbolo del degrado della sterminata periferia romana. Soprannominato Serpentone per essere lungo un chilometro, è un palazzo di edilizia popolare costruito negli anni ’70, di 9 piani con 1200 appartamenti dove abitano circa 4500 persone, di cui molti anziani e disabili.

Dottor Palamara, lei è candidato con una sua lista alle suppletive per la Camera nel collegio Roma Primavalle. Dopo essere stato nelle ovattate stanze del Csm cosa prova a venire in queste zone dimenticate da tutti?

«Sto battendo il collegio in lungo e in largo. Ho incontrato tantissima gente che mi ha trasmesso rabbia e allo stesso tempo forza. Rabbia perché non è possibile assistere inermi all’ingiustizia sociale di persone abbandonate a se stesse. Forza perché se verrò eletto impiegherò tutte le mie energie per essere da pungolo all’amministrazione comunale in primis e alle istituzioni più in generale affinché si cerchi una soluzione alle problematiche di questo territorio».

Che candidatura è la sua?

«Una candidatura tematica che si rivolge a tutti. Chi è interessato al mio racconto e crede sia necessaria una discussione seria sulla giustizia, può votarmi ed io continuerò in Parlamento, ancora più libero di parlare e ancora più determinato, la mia battaglia per la verità».

Pensa di essere l’uomo del cambiamento? L’alternativa ai politicanti?

«Guardi, io penso di aver subito sulla mia pelle gli effetti del “Sistema”. Parlo con la consapevolezza di chi si è passato dalla condizione di carnefice a quella di vittima. Forte della mia innocenza ho accettato la sfida mettendoci la faccia. Ora chiedo il giudizio dei cittadini sulla mia vicenda. C’è una frase del mio libro che può essere tranquillamente ribaltata: “Quando ho toccato il cielo, il Sistema ha deciso che dovevo andare all’inferno”. Se gli elettori mi daranno fiducia potrò dire che “quando il Sistema decise di spedirmi all’inferno, l’elettorato decise di riportarmi in cielo”.

Che pensa della vicenda di Luca Morisi?

«Innanzitutto noto la sovraesposizione mediatica in queste ore di una persona, il ragazzo rumeno, che racconta fatti risalenti a oltre due mesi fa. Chi ha fornito solo adesso questo genere di “pista”? Chi e perché acquisisce e utilizza informazioni per provare a manipolare l’agibilità democratica nel nostro Paese?»

Chi può essere? Il procuratore della Repubblica di Verona ha smentito di aver dato la notizia ai giornali.

«In questi casi si tratta dei soliti soggetti che puntano a strumentalizzare il processo penale. Da luogo in cui si accertano i fatti, il processo viene utilizzato per altri fini, servendosi in alcuni casi e a loro insaputa degli stessi magistrati. Bisogna allora scoprire chi sono i burattinai che scelgono quali informazioni dare, come darle e quando darle, avvalendosi sempre delle stesse firme giornalistiche».

Morisi come Palamara, vittime del “Sistema”?

«I casi sono profondamente diversi, ma la modalità con cui sono date le notizie è la stessa. Non entro nel merito se le notizie su Morisi siano vere o false. Però è certo che sono sistematicamente stritolati dagli ingranaggi del “Sistema” vite, carriere, affetti, immagine pubblica di persone prescindendo dall’accertamento della loro colpevolezza. Quando anche un processo dovesse accettarne l’innocenza sarà comunque rimasta la macchia. E chi risarcirà la vittima dallo sputtanamento subito? Mesi di prime pagine compensate da tre righe prima delle previsioni del tempo o dell’oroscopo?»



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