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Siamo al terzo anno in compagnia del covid-19. Il primo è stato l’anno del terrore, delle bare di Bergamo, delle chiusure chiamate lock down, delle mascherine, dello smart-working e della DAD.  poi il secondo anno: chiusure, mascherine, DAD, smart-working, obbligo vaccinale e green-pass. Il terzo anno: chiusure (stavolta per fallimento!), un po’ di DAD e smart-working, obbligo vaccinale e green pass per tutti, anche rafforzato, sospensioni, terza e quarta dose. E poi la guerra in Ucraina e il razzismo verso i russi. Insomma: 2020, 2021 e 2022 non ci siamo annoiati!

Scherzi a parte, abbiamo vissuto in un clima generale di grande incertezza, di emergenza sanitaria prorogata bene oltre il buon senso e il costituzionalmente consentito, abbiamo assorbito una martellante propaganda volta ad esasperare la paura come sentimento dominante e la sicurezza come unico fine da perseguire. Infine abbiamo subito obblighi, ricatti, isolamento, discriminazione, incertezza economica e lavorativa, distanza fisica con i propri cari, ma anche distanza emotiva da e verso coloro che sceglievano un comportamento differente dal nostro.

Soli, in molti casi ci siamo trovati completamente soli. A volte anche respinti, persino in ospedale per assistere un parente.  La nostra libertà legata all’esito di un tampone, pagato anche a caro prezzo. Abbiamo sperimentato tutto questo. Taccio sulle situazioni più estreme, ma comunque molto frequenti, di chi ha perso un padre o una madre senza poterlo salutare per l’ultima volta, senza un funerale, senza un fiore, o di chi ha perso un figlio o un fratello dopo un vaccino… ma senza correlazione. O di chi ha partorito, sola, senza marito, senza nessuno che venisse a trovarla, in mezzo a personale sanitario in pieno burnout. Ferite dell’anima oltre che del corpo.

Poi ci sono i nostri ragazzi: senza la scuola, senza il calcio, senza la danza, la pallavolo, le lezioni  di musica, il prof di ripetizione, la squadra di basket,…. Senza la mano sulla spalla del prof che ti capisce, senza il primo bacio, senza i compagni di scuola, senza i sogni. Di fronte ad un monitor, a casa con i genitori in difficoltà sul lavoro. Arriva l’insonnia, il rifugio in mondi virtuali, l’ansia, l’abbandono scolastico, i gravi disordini alimentari, l’esclusione sociale, la discriminazione se non sei vaccinato, la voglia di morire.

Ma dopo tanto dolore, arriva una idea geniale: a risolvere ogni problema ci pensa lui, lo psicologo! Non poniamoci grosse domande: se c’è depressione, ansia, panico… abbiamo gli psicologi.

Anzi, meglio: usiamo lo psicoterapeuta, così ci mettiamo dentro pure gli psichiatri, i quali anche se non hanno specializzazione in psicoterapia, possono esercitarla comunque (in Italia il medico può fare tutto, pure rubare il lavoro o fare cose che non conosce. Sull’esercizio della psicoterapia in Italia ci sarebbe spazio per un articolo dedicato).

A cosa si è pensato? Apriamo nuovi reparti, o magari riapriamo quelli dismessi? (in 30 anni la sanità pubblica è stata smantellata a cominciare proprio dai reparti di psicologia e psichiatria) Nooo… Troppo facile! Il “governo dei migliori” partorisce il BONUS PSICOLOGO! E dopo l’annuncio, e dopo la gazzetta ufficiale arriva anche la sua attuazione.

Ora parte il bonus psicologo: un massimo di 600 euro (e questo fa già ridere) legato all’isee (ovviamente quando stai male, quando sei depresso compilare l’isee aiuta, così come attivare una spid e registrarsi sul sito dell’Inps sono passatempi già di per sé terapeutici, indicati dalle migliori riviste scientifiche!) Ma non solo: anche lo psicoterapeuta deve avviare una procedura burocratica per poter, alla fine, ricevere qualche centinaia di euro, nulla di più. Il gioco non vale la candela.

L’articolo del Fatto Quotidiano ci informa che sono già 85.000 le domande (delle quali almeno 69.000 rimarranno disattese. Ci sono soldi solo per 16.000 richieste) ma Chi intende fare domanda ha comunque tempo fino al 24 ottobre: solo a quel punto verranno formate le graduatorie, dando la precedenza a chi ha Isee più basso. Quindi le graduatorie per l’accesso al bonus arrivano ad ottobre. I soldi invece non si sa. 

Permettetemi di tornare seria e di informare i lettori su un a cosa ben nota agli addetti ai lavori e forse meno nota ai più. Ma che dubito sia nota a chi ha proposto e realizzato questo farraginoso meccanismo per accedere ad un ben misero contributo.

Ogni psicoterapeuta sa che esiste un momento particolare, più o meno lungo e sofferto che intercorre tra la presa di coscienza di aver bisogno di una terapia e il momento in cui avviene quella prima telefonata al professionista. Non è come col mal di denti: appena ti fa male chiami il dentista e vai di corsa. La richiesta di aiuto psicologico  al contrario è un processo molto meno lineare.

Il dolore esistenziale infatti necessita tempo per essere riconosciuto dallo stesso paziente e/o dai familiari e spesso porta per prima cosa a provare almeno alcune “tentate soluzioni”, dei “fai da te”, senza contare il manifestarsi di alcune possibili resistenze e dubbi che portano a rimandare la richiesta di un professionista.  Non mi dilungo troppo poichè sul primo colloquio, sulla analisi della domanda, sulla difficoltà di accesso alle cure psicologiche, sui fattori che ritardano o agevolano la richiesta di aiuto abbiamo km di letteratura specialistica. Ma tutti saremo concordi col dire che è molto meglio poter affrontare un problema quando è sul nascere piuttosto che dopo  mesi o anche anni di circoli viziosi.

Poi ci può essere una seconda difficoltà ad accedere al primo colloquio: quale dottore scegliere? Come districarsi tra psichiatra, psicologo, psicoterapeuta? Quale fa al caso mio? Quello che mi hanno consigliato sta a 20 km da casa, l’altro ha lo studio nel mio pianerottolo (forse troppo vicino), l’alto è un parente, l’altro non mi piace, questo invece non si occupa dei casi come il mio, questo è in ferie fino a fine mese, l’altro riceve solo la mattina,…

e poi un altro scoglio importantissimo: i costi della terapia. E forse è solo su questo punto che i “geni”  inventori del bonus pensavano di agire… regalando però poi solo qualche briciola! Ammesso e non concesso infatti che tu acceda al bonus, esso ti verrà erogato per un massimo di 600 euro e solo se hai un isee davvero basso. Altrimenti dovrai accontentarti di un paio di biglietti da 100 euro.

Date le molte richieste pervenute, ben al di sopra della reale possibilità di elargizione, l’articolo citato dovrebbe parlare di un clamoroso insuccesso del provvedimento, che lascia fuori oltre 80%  delle domande arrivate finora. Il provvedimento è ovviamente insufficiente a coprire l’enorme domanda di sostegno psicologico, correlato alle condizioni di gestione della passata situazione di emergenza che abbiamo appena descritto.

Ma c’è di più. Questo bonus è addirittura dannoso. Come avrete facilmente intuito il bonus ritarda ulteriormente l’accesso alle cure e si va a mettere proprio in quel delicato meccanismo tra la presa di coscienza di aver bisogno di aiuto e la chiamata al professionista. Meccanismo che, come ho spiegato prima, non è mai (o quasi mai) rapido come la richiesta di un dentista o un ortopedico. Dannoso anche per il professionista che deve attivarsi in prima persona sottraendo ore del proprio tempo per l’attivazione della procedura.

In questi mesi non è stato infrequente ricevere chiamate o richieste come questa da parte di possibili nuovi pazienti: <<dott.ssa vorrei prendere un appuntamento, ma prima vorrei essere sicura di ricevere il bonus…>> oppure <<dott.ssa lei sa come e quando si attiva il bonus?>> << Dottoressa aspetto di sentire il commercialista per il bonus, poi prendo l’appuntamento>> e così via… finendo per procrastinare o rinunciare del tutto al percorso psicoterapeutico, con possibile quindi peggioramento delle condizioni del paziente.

Concludo con una semplice riflessione: non ha alcun senso esasperare la paura per un nuovo virus e creare ad arte le condizioni economico-sociali per il manifestarsi di grave e diffuso disagio psichico, per poi fornire una cura! Un buon governo agisce affinché i cittadini non abbiano bisogno dello psicologo.

Inoltre, elargire un bonus per accedere alle cure psicologiche significa trasformare un diritto in un privilegio una tantum, una benedizione destinata a pochi fortunati che cade dall’alto della torre règia. Ci troviamo quindi, anche per il mondo della sofferenza psichica, nella più totale assenza del diritto e del buonsenso, rischiando di considerare NORMALE una situazione in cui i ministri, ormai uscenti, non riuscendo o non volendo far fronte ad un bisogno che nella popolazione, specie quella più giovane, è evidente e crescente, tentano ugualmente di far la bella figura di coloro che pensano alla salute psichica.  Il bonus per sua natura è un provvedimento transitorio, che prevede poche risorse limitate nel tempo: vogliamo davvero che la psicoterapia sia fornita tramite un provvedimento limitato, incerto e transitorio? Come è possibile che non ci rendiamo conto di quanto sia grave tutto questo? Il bonus psicologo è l’ennesima beffa del governo dei migliori.

Dott.ssa Veronica Colaianni
Psicologa psicoterapeuta



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