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La guerra in Ucraina manda il mondo in pezzi. Letteralmente. La Cina annuncia e tiene a battesimo la trasformazione dei BRICS in BRICS plus. Ovvero, i cinque Paesi che all’inizio del millennio erano considerati economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) stanno stringendo legami diplomatici e in prospettiva economici sempre più forti con molte altre economie nel frattempo diventate emergenti o emerse.

I BRICS sono un blocco impermeabile alle sanzioni occidentali contro la Russia. Continuano tranquillamente a fare affari fra di loro. Vanno o sono intenzionati ad andare nella medesima direzione anche i Paesi che ora si avvicinano ai BRICS. L’elenco è lungo: Argentina, Egitto, Indonesia, Kazakhstan, Nigeria, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Senegal, Thailandia.

E’ vero che, nonostante le sanzioni, i Paesi occidentali conservano  legami commerciali più o meno parziali con la Russia. Ma è anche vero che  mirano a ridurli ed eliminarli. La prospettiva è dividere il mondo come se fosse un panetto di burro: di qua il cosiddetto Occidente che si stringe attorno agli Stati Uniti, di là la Russia e quelli che non vogliono prendere le distanze da lei.

Gli USA non concedono vie di mezzo. Il presidente statunitense Biden vorrebbe trasformare  in un paria della collettività internazionale sia la Russia sia i Paesi che non condannano l’intervento della Russia in Ucraina. Una condanna del genere è l’anticamera delle sanzioni, ovvero dell’allentamento e dello sfilacciamento dei legami diplomatici e commerciali.

Se esistono dei paria nelle relazioni internazionali, la trasformazione dei BRICS in BRICS Plus come minimo dimostra che questi “paria” sono numerosi, fra loro solidali e spesso dotati di un’economia di rispettabilissime dimensioni. Dimostra anche che davvero il mondo sta andando in pezzi.

Eravamo abituati ad un unico mondo globalizzato, nel quale “globalizzazione” faceva rima con “egemonia statunitense”. Ma adesso un pezzo del mondo si sfila: non accetta il ruolo degli Stati Uniti come Unica Grande Potenza.

Sta così prendendo forma sul mappamondo una nuova cortina di ferro, come quella che divideva l’Europa ai tempi della guerra fredda. Allora, l’Europa occidentale legata agli USA stava dalla parte economicamente fortunata. I negozi erano ben forniti di merci e la gente aveva in tasca, di solito, i soldi per acquistarle. Non altrettanto nell’Europa orientale.

E ora? La tendenza sembra opposta. Fra i BRICS e i BRICS Plus ci sono Paesi che hanno grandi disponibilità e surplus di materie prime, idrocarburi, prodotti agricoli. In Occidente, da questo punto di vista sono autosufficienti o vicine all’autosufficienza economie come quella statunitense e australiana. Non ne hanno però a sufficienza anche per gli altri partner politici e commerciali. L’Europa stavolta di situa dalla parte sfortunata della nascente cortina di ferro. Ancora poco tempo, e dovrà toccarlo dolorosamente con mano.

GIULIA BURGAZZI

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