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Da mesi e mesi, ormai, cercano di convincerci del fatto che vincolare il diritto al lavoro al possesso del Green pass sia “l’unica soluzione possibile”. Con il governo a rendere l’obbligo di certificazione sempre più stringente e la stragrande maggioranza dei media, totalmente asserviti, a sottolinearne l’importanza. In un clima di odio crescente verso chi ancora esprime dubbi e rinvendica libertà. E ricorrendo, puntualmente, a frasi come “funziona così dappertutto”. Ma è davvero così? In realtà no, anzi. In Spagna, per esempio, l’obbligo di Green pass non c’è nemmeno per entrare al bar, come anche in Belgio. In Francia è richiesto soltanto a chi esercita professioni specifiche. Ma è dalla Germania, nostra vicina di casa, che arriva l’esempio più eclatante.

Nessuno infatti, dalle parti di Berlino, si azzarda a parlare di “obbligo vaccinale”. Anzi. Esperti e costituzionalisti sostengono che una simile scelta sarebbe ingiustificabile, se non di fronte a un clamoroso precipitare dei dati su morti e positivi, e persino il futuro cancellierie Olaf Scholz ha categoricamente negato che si possa procedere verso un’imposizione per tutti i cittadini. Ad aiutare è anche il diverso clima: in Germania nessuno potrebbe prendere posizioni simili a quella del “nostro” Roberto Burioni, che parla dei non vaccinati come “sorci” da rinchiudere in casa. Nell’Italia di Draghi, invece, espressioni del genere sono ormai all’ordine del giorno.

Come mai una differenza così netta tra i due Paesi? Se pensate che la risposta sia semplicemente “perché in Germania sono tutti vaccinati” sappiate che, in realtà, vi sbagliate di grosso. I tedeschi che hanno concluso il ciclo di somministrazioni sono infatti, al momento, il 62,7% del totale, contro il 68% dell’Italia. Eppure, nonostante questo, l’idea di obbligare le persone alle due dosi privandole totalmente del diritto di scelta non balena nella testa dei politici, convinti che simili estremi siano non solo inutili, ma anche controproducenti. Come confermato da quanto sta accadendo dalle nostre parti, dove le scelte del governo Draghi esasperano sempre più gli animi.

Senza andare troppo lontano, insomma, basterebbe guardare alla Germania per capire quanto folle sia la gestione dell’emergenza da parte del nostro esecutivo, sostenuto da una maggioranza che spazia da destra a sinistra. Tutti complici, indistintamente. Oltretutto al danno, come sempre, si è già accompagnata la beffa. Nel settore degli autotrasporti, per esempio, si è registrata una vera e propria fuga di autisti, che in vista del 15 ottobre (giorno in cui scatterà l’obbligo di Green pass per lavorare) sono già fuggiti a Berlino, dove possono godere di maggiori libertà. Il presidente della Sezione trasporti e logistica di Confindustria Andrea Gottardi ha lanciato l’allarme: “Succede che i nostri camionisti arrivano lassù e i tedeschi dicono loro: ma cosa rimanete a fare in Italia?”. Una domanda, in effetti, decisamente attuale.



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