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Contro il Green pass c’è anche Massimo Cacciari. Le sue posizioni non sono nuove, ma oggi con l’entrata in vigore della certificazione verde sul luogo di lavoro, l’ex sindaco di Venezia rincara la dose. Nel mirino ci finisce il premier Mario Draghi: “Il Green pass crea una complicazione inaudita, oltre al vulnus di tipo giuridico-istituzionale di cui ho parlato tantissimo volte, anche con fior di giuristi, e di cui ho ormai non dico più nulla avendo la nausea – spiega amareggiato ad affaritaliani.it -. Mi arrivano ogni giorni centinaia di mail, soprattutto da parte di piccoli imprenditori, che segnalano le incredibili complicazioni che l’obbligatorietà del Green Pass crea. Una scelta la cui ragione continua a sfuggirmi”.    

Cacciari ricorda come in Italia ci siano le regole “più restrittive del mondo” e nonostante questo abbiamo vissuto “un problema enorme e clamoroso della chiusura delle scuole per mesi”. Non solo, perché per il filosofo questo grande miglioramento nei contagi non c’è stato, così come sul fronte “dell’occupazione delle terapie intensive e dei morti”. Da qui la frecciata al presidente del Consiglio: “Draghi e il governo dovrebbero spiegare perché intendono aggravare ulteriormente la situazione, soprattutto per le piccole imprese, quando questi sono i dati scientifici”.    

E ancora, è un fiume in piena contro l’ex numero uno della Banca centrale europea: “Draghi se ne straf**e, sono giochetti che lascia fare ai politici. Draghi si occupa di economia industriale e finanza. È ovvio che tra i partiti quello più convinto sul Green Pass obbligatorio sia il Pd, è la forza politica più governativa di tutte negli ultimi 30 anni”. Un duro sfogo quello di Cacciari che già mesi fa, assieme a Giorgio Agamben, aveva compilato una missiva al vetriolo sulla certificazione verde e il vaccino.   

MASSIMO CACCIARI HA COLTO IL PUNTO. ATTENTI: IL VERO FASCISMO INDOSSA LA CRAVATTA E NON È QUELLO NELLE PIAZZE…

Di Massimo Cacciari

È un punto di non ritorno credo. Quello che vedo intorno a me è difficile persino da descrivere per quanto sia angosciante e al contempo ignorato dai più.

A prescindere da quello che uno possa pensare su una data questione, al di là delle proprie scelte personali, esistono dei fatti oggettivi che non possono essere ignorati e vanno analizzati lucidamente.

Non si vedeva da decenni uno stato che era in grado di far sparire nel silenzio decine di migliaia di persone che protestano. A prescindere da quello che sostengono quelle persone, il fatto che si siano ignorate queste manifestazioni (mentre venivano trasmessi servizi su tg nazionali con persino inviati sul posto per raccontare di sgomberi di rave non autorizzati) dovrebbe fare venire un brivido nella schiena a chiunque.

Viviamo in uno stato che ha deciso di applicare un ricatto paragonabile solo a certe leggi fasciste e questo lo dicono anche filosofi e politologi come Agamben.

Questo ricatto, di fatto, viola leggi e trattati che hanno molto più valore legalmente parlando, e discrimina di fatto milioni di persone sulla base di una scelta legale e permessa, sulla carta, dallo stato stesso.

Circa il 20% dei lavoratori italiani non vuole il green pass. Il venti per cento. Dopo mesi di manifestazioni, centinaia di migliaia di persone scese in piazza pacificamente e inascoltate, diritti erosi, ricatti, adesso si sono accesi i riflettori. Adesso che si è usata violenza.
È un copione che conosciamo, Cossiga Docet. Un copione che ancora funziona evidentemente: infiltrare i movimenti per politicizzarli e avere una scusa per reprimerli.

L’assalto alla sede della CGIL è da manuale. Quello che non è da manuale è vedere che a 20 anni dal G8 c’è ancora chi ci casca.

Il discorso di Landini all’indomani di questo fatto è da copione: un inno alla resistenza, all’antifascismo, alla difesa dei diritti del lavoro. Gli stessi principi che avrebbero dovuto far muovere i sindacati per proteggere i lavoratori da quello che sta accadendo, ma
finora non pervenuti.

L’appello alla mobilitazione generale dopo questo evento è la ciliegina su una torta di escrementi. La risposta generosa e partecipata a questo appello da parte di chi non ha mosso paglia contro quello che sta succedendo, invece, è il sintomo finale di una metastasi in corso da tempo. Il suo auspicare a una riforma generale del lavoro dopo questo specifico fatto è da brividi, per chi sa leggere tra le righe.

Proclami da una parte e violenza dall’altra, tutto purché il copione silenzi quello che succede nelle piazze, le ragioni dei manifestanti e le manganellate prese da giovani, vecchi, mamme.

Ma, anche volendo fare gli ingenui e senza considerare la palese infiltrazione delle manifestazioni pacifiche (sforzandoci parecchio), la destra fa solo quello che sa fare da sempre: cavalcare il malcontento di gente esausta e lasciata sola da organizzazioni governative e non, comprese più colpevolmente quelle di sinistra e per la difesa dei diritti. Ma cavalcare non significa rappresentare e quindi associare le piazze ai fascisti, anche in questo caso, sarebbe per usare un eufemismo, ingenuo e miope.

Il vero attacco alle sedi dei sindacati non è quello studiato a tavolino da quattro fascisti che rappresentano lo 0,01% del paese, ma quello che sta avvenendo da molto tempo, globale, massivo che ha spogliati i sindacati dei loro ruoli e in maniera molto più subdola rispetto a quello che è successo ieri, ma come al solito ci si sveglia solo quando si è attaccati da fascisti che si dicono apertamente fascisti, senza nessuna valutazione sociale sul perché e in quale contesto si sia arrivati a questo, anche perché questo vorrebbe dire fare un’autocritica che le varie organizzazioni “di sinistra” non possono permettersi.

E quindi ora è il momento della retorica e di slogan antifascisti, di difesa del lavoro e dei diritti. Quando invece, nel silenzio censorio dei media, ci sono decine di migliaia di persone in piazza contro un fascismo mascherato da democrazia che erode i diritti e attacca il lavoro discriminando circa il 20% dei lavoratori, non si fa volare una mosca, anzi.

Questo è solo pericoloso e vile collaborazionismo. Non solo, è una fotografia perfetta di come i fascismi, così come successe in passato, possano subdolamente emergere sulle onde di applausi e mobilitazioni di certi apparati che si proclamano antifascisti.

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2 commenti su ““Gli unici fascisti sono in giacca e cravatta”Cacciari anche oggi è un fiume in piena: l’attacco sacrosanto a Draghi, Letta e Landini

  1. Mi pare lo sfogo stizzito di uno che si sente un po’ emarginato, convinto com’è di essere l’unico depositario della verità. Segue un suo copione, con le sue certezze granitiche nega l’evidenza e non contestualizza i fatti.

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