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Siria, cuore variopinto del Medio Oriente: arabi, curdi, sciiti, sunniti, cristiani, kurdomanni, assiri. Una nazione antica e ricca di agricoltura e petrolio, laica e moderna. Antico regno Omayyade, oggi repubblica semipresidenziale, con a capo Bashar el Assad e il partito socialista araba del Baath.

La Siria è stata la protagonista più tenace delle tre guerre tra arabi e Israele, combattute anche in difesa della Palestina, alla fine delle quali ci ha rimesso le alture del Golan. Dopo Tunisia, Egitto e Libia, il vento della cosiddetta primavera araba si abbatte anche sulla Siria. Una nuova primavera toccherà poi anche ad altri paesi, ovunque nel mondo. A volte si tratta di un venticello che arriva e passa senza lasciare grandi tracce. Altre è un tornado che si porta via tutto.
In Siria, marzo 2011, la primavera araba è partita subito con poco colore e micidiali raffiche.

E dopo dieci anni la situazione resta ancora la stessa, in virtù dell’incredibile resistenza di un popolo, di interventi massicci di attori esterni, come Stati Uniti, Nato, Russia, Turchia, Iran, Israele e “petromonarchie” del Golfo. Con le relative milizie islamiste importate. Fulvio Grimaldi ne ha visto gli orrori, i lutti, le macerie, fin dall’inizio. Ce li racconta, li esplora, e cerca di trarne un senso.

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