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Lo sappiamo: non è che Hitler o Roosevelt ricorressero ai referendum, per decidere come agire. Idem Stalin e Churchill: neppure loro si basavano – come invece avviene oggi, per i politici attuali – sulla recente religione dei sondaggi. Però, chiusa l’infausta parentesi dell’ultimo conflitto mondiale e delle contrapposte dittature, gli ultimi settant’anni avevano abituato l’Occidente a una consolidata prassi, fondata su una sostanziale partecipazione democratica almeno periodica e non solo rituale, mediata e declinata da corpi intermedi, partiti, sindacati, vari organismi di categoria e rappresentanza.

Il salto è stato brutale, dall’inevitabile lentezza dei grandi statisti all’arte fulminea, quasi miracolistica, dei tanti padreterni ineguagliabili (profeti pressoché infallibili, in odor di santità) cui ora si presumono affidate le sorti del pianeta. Fino a ieri, sembrava che nessun presidente al mondo potesse reggere, almeno mediaticamente, al proibitivo confronto con l’efficienza istantanea dei nuovissimi, mirabolanti fuoriclasse globali, dal capoclasse Bill Gates all’énfant terrible Mark Zuckerberg. Fenomeni ammirati, considerati impareggiabili e quasi onnipotenti, dall’alto di un’onniscienza miliardaria e irraggiungibile, mille anni luce al di sopra del comune cielo grigio dei mortali.

LE ROCKSTAR DEL POTERE, IL BLUFF DEI PARTITI EFFIMERI

Rockstar, proposte una dopo l’altra sullo stesso palcoscenico, con variazioni minime: il Grande Puffo americano dei virologi e gli sciamani interstellari della Nasa, l’arcigno duce-maggiordomo che amministra Davos, le climatologhe teenager con tanto di treccine. Fascinazioni, con sconfinamenti – più unici che rari – nel sottomondo della politica ordinaria: la star Obama, per esempio (yes, we can) sembrò un allievo del primo Berlusconi, quello del Nuovo Miracolo Italiano, che fu seguito a ruota dagli epigoni Renzi & Salvini, e in parallelo dallo stesso Grillo. Stesso copione: solo slogan. Grandi promesse, immensi tradimenti (corollario: il boom di voti e l’altrettanto rapida caduta). Analoga l’investitura fideistica della Meloni, che almeno ha evitato per decenza di promettere la Luna.

Poi c’è la storia, quella vera, che a volte parla anche per enigmi. Ma pretende il suo tributo più convenzionale: la guerra guerreggiata. Non è possibile non scorgere, tra i fumi e le cortine dense della disinformazione, un certo minuetto che si va danzando, sottotraccia. Squalificato lo sceriffo Trump, bollato come incidente di percorso, ecco l’epifania della potenza russa, lungamente trattenuta, esercitata oggi come contrappeso. D’accordo, le provocazioni: l’assedio sanguinoso e subdolo, il tentativo di annientare Mosca come attore planetario. Ma c’è dell’altro, evidentemente, dietro alla decisione di sfidare l’Occidente proprio adesso, dopo l’ipnosi Covid, ben sapendo di dover andare incontro a conseguenze drastiche, in primis per l’Europa sequestrata dalla Nato.

SEGNALI DAL CIELO: QUALCOSA STA PER CAMBIARE?

Dall’altra parte dell’oceano, per converso, sembra che tutto sia sul punto di cambiare: il giallo delle carte scovate in casa Biden (da cui il sospetto che l’allora vicepresidente, insieme al figlio, si dedicasse sottobanco al lucrosissimo commercio di segreti militari) è esattamente speculare alla persecuzione inflitta a Trump, con i fantasmi inconsistenti del celebrato Russiagate, condito solo di aria fritta. Come se loro, certi invisibili architetti, restassero fedeli alla suprema prassi del capovolgimento. Chi meglio di Elon Musk, allora, per scuotere milioni di dormienti dal torpore? Chi meglio del campione che nessuno al mondo potrebbe mai eguagliare? Nessuno come Mister Tesla funzionerebbe così bene, come testimonial, se ora si volesse invertire la corrente e preparare un dietrofront spettacolare, da scodellare ai popoli.

Che strana metamorfosi: ieri la proiezione immaginifica puntava essenzialmente a Marte, dove creare una patria non terrestre, per la futura post-umanità decisamente potenziata con un bel microchip nel cranio, targato Neuralink. Poi, l’antipasto: la fine del sostegno gratuito all’Ucraina, via satellite. E infine il grande sbarco, Twitter. Sonori ceffoni, uno dopo l’altro: la guerra ai censori dell’intelligence sui social, poi la scomunica del circo di Klaus Schwab con tutti i suoi stregoni (sempre meno, però: quest’anno – altro segnale – il forum è stato disertato dai capi di Stato e di governo, con l’unica eccezione del tedesco Scholz). Adesso è sempre lui, Elon Musk, al centro della scena. Dopo gli attacchi a Fauci (sacrilegio, lesa maestà), ora anche la seguente narrazione: sapete, dopo la terza dose sono stato male; e mio cugino s’è beccato una brutta miocardite. Com’è che recitava, quel famoso payoff pubblicitario? The impossibile, made possible.

NON SOLO TWITTER: DA Q-ANON A MATTEO MESSINA DENARO

Qualcuno, lassù, sta finalmente intervenendo per ribaltare lo schema del dominio fondato sulla distopia totalitaria? Tutti a parlare e straparlare di Q-Anon, avverte un analista come Gianmarco Landi, mentre – sottolinea – qualcosa come una sorta di Deep State alternativo, di segno opposto, già esisteva ai tempi lontanissimi di Lincoln. Segnali ambivalenti, sempre a doppio taglio: che cosa si nasconde, dietro il bizzarro arresto siciliano di Matteo Messina Denaro, proprio ora, dopo trent’anni di dorata latitanza? Davvero la risposta va cercata nell’iperuranio di supreme massonerie sfuggenti, di cui magari l’ala oggi perdente si starebbe preparando (con “omaggi” come quello del famoso boss) a trattare la sua ritirata, per limitare i danni, nel caso sia credibile l’avvento di un cambio della guardia, nel cielo che gli astrologi disegnano in procinto di propiziare epocali mutamenti rivoluzionari?

Le arti marziali come il judo – di cui Putin è maestro – insegnano a sfruttare l’altrui forza dirompente, rivolgendola contro l’aggressore. Persino ovvio che, regnante l’allucinazione quotidiana spacciata per realtà (ultimo caso comico, Sanremo: l’esordio di Zelensky all’Ariston), sia inevitabile adottare quegli stessi metodi: l’illusionismo, però di segno opposto. Buoni e cattivi si scambiano le maglie, sempre in attesa che il popolo si svegli. Nota dolente, infatti: gli uni e gli altri, la minoranza vigile e la maggioranza ipnotizzata, sembrano condannati (ancora) a non toccare palla; non escono dal ruolo di meri spettatori. Senza politica, nulla si può decidere davvero. Calato il sipario sui grandi partiti, ridotti a cartelli elettorali, al cittadino non resta che subire sempre lo spettacolo, lassù: guerre stellari, tuoni e fulmini. Persino il “nuovo” Elon Musk potrebbe non bastare, se nel frattempo (qui tra noi, adesso) non si semina qualcosa di nostrano, made in Italy, che possa finalmente germogliare.

GIORGIO CATTANEO



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