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In un Paese normale, l’aumento almeno del 100%  – il più che raddoppio! – delle bollette domestiche per il gas annunciato per ottobre dall’Arera (l’autorità per l’energia) campeggerebbe sulle prime pagine di tutti i giornali e nei talk show.

Uguale risalto avrebbero altri elementi: l’Arera usa toni allarmati, chiede interventi ed annuncia che il problema prevedibilmente non sarà soltanto il prezzo, già di suo tale da mandare a gambe all’aria famiglie ed imprese. Un altro  punto dolente, sostiene, è la difficoltà a trovare gas in quantità sufficiente per l’inverno.

E invece niente. Su tutto questo, silenzio quasi assoluto. Eppure i rincari di ottobre, oltre ad essere insopportabili, si sommeranno a tutti quelli che sono arrivati nel corso di questo 2022. A giugno le bollette di gas e luce erano già arrivate a + 142%.

Non c’è cenno di un’incisiva azione del Governo: solo alcuni bonus sociali. Non esiste un dibattito politico sulle contromisure da adottare per porre rimedio al terrificante aumento del gas.

I partiti sono invece molto impegnati a redigere le liste per le elezioni del 25 settembre. Se mai parlassero del caro energia, verrebbero a galla anche le sue cause: l’appiattimento dell’Italia sull’ultra atlantismo che ha portato alle sanzioni contro la Russia e alle conseguenti controsanzioni; il liberismo prescritto dall’Unione Europea che impedisce di fatto allo Stato di intervenire nel mercato.

Ci hanno portato fin qui tutti i partiti che sostengono l’europeista e ultra atlantista Draghi nonché la ruota di scorta della sua maggioranza. Ora tremano all’idea di pagare pegno. Ma il raddoppio delle bollette arriverà ad elezioni avvenute: e dunque preferiscono che ora nessuno sollevi il problema.

L’Arera non è un’oscura e catastrofista associazione di consumatori. I suoi componenti – per farla breve – sono nominati dai ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente d’intesa con il Parlamento. Colpiscono dunque i toni allarmati e drammatici con i quali essa annuncia i rincari di ottobre e le “variazioni dei costi mai verificatisi”.

Di fronte ai prezzi insopportabili, l’Arera teme il default dei venditori di gas. Questo, scrive, si ripercuoterebbe “sull’equilibrio economico finanziario del sistema producendo un aumento dei costi da socializzare a carico della generalità dei clienti finali”.

E non solo. L’Arera dice papale papale che non c’è solo il prezzo. Esiste “forte incertezza” sul fatto che in inverno il gas disponibile sarà sufficiente a soddisfare la domanda. Una domanda, si può aggiungere, che sarà comunque ridotta a causa dei costi e che l’Arera stessa suggerisce di ridurre attraverso appositi interventi. In pratica, attraverso un razionamento.

Prenda nota, il ministro Cingolani secondo il quale ci salverà il rigassificatore di Piombino, anche se entrerà in funzione solo in primavera. Prenda nota, l’ottimista Cingolani secondo il quale andrà tutto bene e all’Italia basterà ridurre del 7% i consumi di gas.

Soprattutto, prendano nota gli elettori. L’annuncio dell’Arera sul raddoppio della bolletta del gas e sulla prevedibile difficoltà a trovare gas a sufficienza certifica che davvero l’Italia è nella stessa situazione della Germania. Solo che in Germania, se non altro, di queste cose si parla apertamente e già ora si spegne di tutto per risparmiare gas in vista dell’inverno. Qui, zitti e mosca. Almeno finché non saranno passate le elezioni.

GIULIA BURGAZZI

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