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Gli eccezionali accadimenti degli ultimi tre anni hanno fatto sì che una cospicua fetta di popolazione prendesse coscienza del fatto sostanziale che nel nostro Paese non esiste una reale area di opposizione o alternativa politica e culturale all’esistente, ma solo sfumature di facciata, tese a confermare le stesse priorità e le stesse visioni, peraltro sempre etero-dirette.

Il fatto in sé è certamente da ritenersi positivo, e il movimento nelle piazze degli scorsi mesi, di fatto totalmente distaccato dalle forze partitiche tradizionali, nonché l’effervescenza del campo della contro-informazione, sono segnali da accogliere con soddisfazione.

Passato lo scoglio epocale della prima chiamata alle urne in cui alcune liste nate dalle contingenze sopra indicate si sono cimentate, occorre però affinare in maniera sostanziale la direzione per poter proseguire la battaglia.

Molte cose potrebbero essere dette, ma almeno due punti essenziali meritano qui di essere affermati: il primo riguarda l’obiettivo politico finale da perseguire… Per quanto battaglie necessarie, meritevoli, vitali quelle rappresentate dal No Green pass sono delle fasi della Agenda 2030, dunque indebolirebbe costruire una nostra contro-agenda sulla base di esclusiva opposizione a questo o quel tema. La nostra visione deve essere complessiva, consapevole del cosiddetto “capitalismo della sorveglianza” e dei suoi scopi di esclusione sociale progressiva. Per questo occorre una forza che sia in prima istanza “popolare”, cioè che rimetta al centro della sua azione quel 98-99% di cittadini esclusi dalle priorità della Finanza che si muove sempre più in un’ottica di transumanesimo. Bisogna essere di volta in volta convintamente contro guerra, dittatura sanitaria, false flag climatiche, ma tenere sempre chiaro questo obiettivo di complessità del quadro.

Altro punto essenziale è per così dire più operativo: un grande errore che è stato fatto nella scorsa campagna elettorale è stato immaginare che la bolla autoreferenziale in cui ci trovavamo (una bolla sostanzialmente coincidente con l’universo dei social) rappresentasse il tutto. Molte delle frizioni fratricide avvenute sono state causate proprio da questa sproporzione nella lettura della realtà. Il dato, infatti, è che solo 7 persone su 100 conoscevano Italia Sovrana e Popolare. Dunque è evidente che l’obiettivo, prima ancora che intestardirsi a combattere lotte virtuali all’interno della bolla, è arrivare a quei 93 cittadini che non sanno nulla di noi. Se riuscissimo a convincerne anche solo 4, gli spazi diverrebbero già molto significativi.

Occorre dunque, per metterla in altri termini, uscire dalla dimensione emotiva del far politica ed approdare ad una fase fatta di maggiore lucidità, consapevolezza, formazione, proprio per ragionare non solo su obiettivi immediati ma anche di medio e lungo termine.

Queste istanze di serietà le porteremo avanti non solo con Ancora Italia Sovrana e Popolare, ma anche con Democrazia Sovrana e Popolare, il progetto che abbiamo costruito tutti assieme per cominciare un percorso per cambiare radicalmente questa nostra società, in nome di unità sostanziale, e non soltanto sloganistica, richiesta a gran voce in questi mesi.

Occorre distinguere la politica dalla comunicazione dei venditori di fumo, la sostanza dalla pura forma.

Uscire da contenitori vuoti ed impegnarsi per un progetto in grado di rappresentare una realtà costante nello scenario politico, sociale e culturale italiano.

Lo avevamo detto: il 25 settembre è solo l’inizio.

Bene, noi ci siamo e ci saremo!

ANTONELLO CRESTI
Vice segretario nazionale AISP

 



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