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Luigi Di Maio a protezione della “casta” grillina: niente elezioni anticipate, tutti con Mario Draghi

Luigi Di Maio parla da leader del Movimento 5 Stelle e analizza a tutto tondo il momento della politica italiana. Il ministro degli Esteri ha partecipato al 25esimo Congresso di Confimprese Italia e in primis si è speso per il presidente del Consiglio Mario Draghi: “Dobbiamo proteggere il presidente del Consiglio dal totonomi per il Quirinale perché rischiamo di compromettere la legge di bilancio. Draghi ha tutto il nostro sostegno, sta portando avanti riforme che ci consentiranno di avere una ripresa solida. Se portiamo Draghi o Mattarella nel dibattito sul Quirinale indeboliamo le istituzioni. Se vogliamo mettere al centro l’interesse nazionale, credo che convergeremo tutti su una soluzione, che non esiste ancora. È inaccettabile l’idea di un presidente della Repubblica a tempo determinato”.

Sulle elezioni anticipate il messaggio che arriva dal ministro grillino è netto, volto a proteggere tutti i parlamentari dei Cinquestelle che vogliono la pensione per il loro impegno alla Camera e al Senato: “Se andiamo a votare dopo il voto per Quirinale, a febbraio o marzo, non avremo un governo prima di luglio e se non hai istituzioni nel pieno delle funzioni come fai a fare le norme per affrontare la pandemia? Non vogliamo prenderci il rischio di spiegare alle famiglie italiane che per quattro o cinque mesi non potrebbero avere un governo. Il vero problema è che ci sono alcune forze politiche che, siccome nel governo Draghi si fanno cose serie e responsabili, non riescono a capitalizzare voti con boutade e sono in grande difficoltà”.

Di Maio non risparmia poi pesanti bordate a Matteo Renzi: “Ho letto le inchieste giornalistiche di questi giorni sulla Fondazione Open. Viene fuori che stavano costruendo un sistema che serviva ad annientare politicamente Grillo, Di Maio, Di Battista e gli esponenti del M5S. Quando ho letto certe cose non mi è sembrato inquietante ma un po’ triste, perché è la testimonianza che Renzi considera sempre la causa dei suoi consensi gli altri, non se stesso. Lo scrivo nel libro, ed è valso anche per me, arriva un momento in cui un leader crede di essere il ‘Re Sole’ che siccome è difficoltà vede attorno a sé persone che pensa lo stiano accerchiando, come una mania, una sindrome. Nel caso di Renzi sono elevate all’ennesima potenza. Renzi – conclude il ministro pentastellato – ha 40 parlamentari, ma c’è un gruppo Misto in Italia che ha 100-200 parlamentari”.

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