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“In Italia c’è una dittatura”: una lezione di libertà dallo Spectator contro il Green Pass

«All’inizio di agosto, l’Italia ha bandito i non vaccinati dalla maggior parte della vita sociale, quindi dalla maggior parte delle forme di viaggio e ora dal lavoro. I non vaccinati sono dei paria. Eppure, a differenza della Francia, ad esempio, dove centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro i pass vaccinali obbligatori, in Italia quasi nessuno ha protestato contro il “Green Pass”, che ora è il più draconiano d’Europa».

Inizia così un articolo dello Spectator a firma di Nicholas Farrell, giornalista residente da anni in Italia, in cui si analizza con crudezza la deriva liberticida approvata in Italia in materia vaccinale:

«Niente di tutto questo mi sorprende dopo un quarto di secolo che vivo qui, perché l’Italia fa solo finta di essere un Paese libero. […] Ci sono così tante leggi e così tanta burocrazia che tutti sono colpevoli di qualcosa».

Come analizzato anche da Daniele Capezzone su La Verità, la reazione della stampa estera alla stretta italiana sul Green Pass è stata di sconcerto. Da El Paìs alla BBC, dal Daily Mail al Wall Street Journal, i media internazionali – consapevoli che il pass vaccinale sia una forma di obbligo indiretto – hanno evidenziato che i provvedimenti varati sono tra i più stringenti al mondo, non nascondendo di considerarla una “anomalia” e una “misura controversa” in quanto l’andamento della campagna non giustificail giro di vite e focalizzando l’attenzione sull’isolamento dell’Italia: all’estero, infatti, si va nella direzione contraria.

Farrell compara le reazioni di piazza in Francia e quelle più tiepide nel nostro Paese («Le proteste in Italia contro “Il Green Pass” sono state patetiche. C’è stato molto linguaggio violento sui social media ma poca violenza effettiva») arrivando a parlare di mancanza di attaccamento alla libertà da parte degli italiani:

«Gli italiani non sono mai stati particolarmente appassionati di libertà, e di conseguenza la libertà non è mai fiorita in Italia. Questo, credo, spiega perché questa rimozione delle libertà fondamentali – o diritti – degli italiani non vaccinati da parte del premier italiano non eletto Mario Draghi è così enormemente popolare».

Nell’articolo i non vaccinati vengono equiparati a dei “paria”, in quanto le uniche attività che potranno ancora svolgere «fuori dalle loro case sono lo shopping e la messa».

Per quanto riguarda il panorama politico, Farrell sottolinea che

«L’unico partito che si oppone alla trasformazione dei non vaccinati in paria è il post-fascista Fratelli d’Italia che nella maggior parte dei sondaggi degli ultimi mesi ha un po’ più di consensi (circa il 20 per cento) dei suoi due rivali più prossimi».

L’articolo di Farrell si dimostra una lezione di libertà al popolo italiano che, citando Gustave Le Bon, sembra aver rimosso qualunque sentimento di indipendenza, presente invece nel popolo anglosassone.

Le Bon in Piscologia delle folle, aveva fatto una distinzione particolare tra il popolo anglosassone e quello latino, spiegando che è soprattutto che l’autoritarismo e l’intolleranza si trovano sviluppati in particolare nelle folle latine:

«Tra le razze latine, la parola democrazia significa soprattutto l’annullamento della volontà e dell’iniziativa individuale in favore dello Stato. A quest’ultimo viene sempre più concesso il potere di gestire, centralizzare, monopolizzare e produrre. […] Tra le razze anglosassoni, specialmente in America, la stessa parola democrazia significa, al contrario, l’intenso sviluppo della volontà individuale e la restrizione dei poteri dello Stato».

Nella chiusa dell’articolo, Farrell ricorda tragicamente gli eventi del passato, facendo un paragone con l’insorgere del fascismo e l’attuale deriva tecnosanitaria:

«Gli italiani volevano che il fascismo fermasse il comunismo. Non è stato imposto. Così come ora vogliono che questa nuova forma di dittatura fermi il Covid».

Insomma, per contrastare una minaccia, quella della pandemia, il popolo italiano sembra aver abdicato alla propria indipendenza e libertà. Ritrovandosi, per l’ennesima volta, in una nuova forma dittatura.

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Vaccino per bambini: scienza… o volantini pubblicitari?

Sul vaccino Covid per i bambini c’è una dissonanza schizofrenica fra la narrazione trionfale dei media mainstream (“La corsa all’immunità”, titola trionfale Repubblica) e il reticente comunicato stampa con cui Pfizer BioNTech ha annunciato ieri, lunedì 20 settembre, i risultati della sperimentazione nella fascia di età compresa fra i 5 e gli 11 anni.

In quale misura il vaccino protegge effettivamente i bambini dal contagio e dalla malattia? E’ la cosa più importante: ma il comunicato stampa non ne parla. Dice invece che il vaccino “è sicuro” e “ben tollerato” e che, iniettato ai piccoli con la classica doppia dose e in quantità inferiore a quella per gli adulti e i ragazzi più grandi, ha prodotto una risposta immunitaria “robusta”.

Non fa male, insomma. Ma quanto fa bene? Quanti dei 2.268 bambini che hanno fatto da cavia si sono infettati, anche rimanendo asintomatici o con sintomi lievi, o si sono addirittura ammalati? E per quanto tempo dura la loro “robusta” risposta immunitaria?

Sarebbe importante saperlo, ma Pfizer non lo dice e i media non si preoccupano di approfondire. Perlopiù i bambini sviluppano l’infezione in modo meno grave rispetto agli adulti e per questo talvolta sono stati accusati di essere dei piccoli untori; la loro vaccinazione dovrebbe essere uno di quegli “atti altruistici” che limitano la diffusione del virus. Eppure non sono stati diffusi dati neanche su questo punto fondamentale. L’Huffington Post annuncia la probabile vaccinazione già a novembre dei bambini con più di sei anni, la Lombardia aspetta solo il semaforo verde dell’ufficialità. Una timida nota dissonante viene dal Fatto Quotidiano, che nota come perfino secondo Burioni (secondo Burioni, addirittura!)  i circa 2.200 bambini che hanno partecipato alla sperimentazione costituiscono un campione ridotto.

Inoltre è una – diciamo – stranezza  far conoscere al mondo i risultati di una sperimentazione attraverso un comunicato stampa, cioè una sorta di velina con la quale un’azienda fa sapere soltanto ciò che le interessa far sapere: oste, è buono il suo vino? Una stranezza alla quale, peraltro, assistiamo dall’inizio dello sviluppo dei vaccini Covid.

Se i risultati della sperimentazione fossero pubblicati per intero, la comunità scientifica avrebbe accesso ai cosiddetti dati grezzi. Potrebbe analizzarli e farsi un’idea indipendente dell’efficacia e della sicurezza.

Invece i dati, annuncia Pfizer, verranno comunicati “il più presto possibile” alla statunitense FDA e all’EMA dell’Unione Europea, le due agenzie che autorizzano e monitorano l’uso dei medicinali e dalle quali dipende l’OK per la somministrazione del vaccino anche ai bambini.

A loro volta, FDA ed EMA non rendono pubblici i dati. Affinché qualcuno ci posi sopra gli occhi, bisognerà aspettare almeno due anni dopo la fine della sperimentazione. Bisognerà cioè aspettare fino a quando miliardi di persone (bambini probabilmente compresi) ormai avranno il vaccino in corpo. A quel punto, la comunità scientifica potrà solo – eventualmente – piangere sul latte versato.

DON QUIJOTE

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50 mila “no pass” in divisa: un problema per il governo?

Il super green pass è inaccettabile“, esordisce così il comunicato stampa del sindacato dell’Esercito due giorni fa. E continua con i medesimi toni:

Il sindacato è fermamente contrario all’ennesima norma liberticida (…) Non potremo accettare che il diritto al lavoro sia pregiudicato in questo modo selvaggio e agiremo con ogni forma di protesta.

Una presa di posizione che ha determinato un piccolo terremoto tra gli addetti ai lavori, soprattutto se consideriamo che gli uomini dell’Esercito non vaccinati sono oltre 20 mila unità: un numero davvero imponente. E a quanto pare, vista la posizione di scontro frontale con le decisioni del governo, un numero destinato a non ridursi di molto.

E le Forze dell’Ordine? Fra Carabinieri e Polizia, sono oltre 30 mila a non aver ancora ottemperato agli ordini superiori. Verranno sospesi dal lavoro? Lasciando così sguarnite le strade, ma soprattutto il fondamentale controllo dei pass? Ironia a parte, le Forze dell’Ordine sono già abbastanza sottodimensionate da non poter sopportare una decimazione di tale entità. Per tacere del fatto che uomini in divisa così amareggiati non sono tanto propensi a rischiare la vita per difendere i potenti. E questo è sicuramente un problema… per i potenti.

Come si risolverà? Al momento, il Decreto Legge che istituisce il Super Green Pass non è ancora uscito sulla Gazzetta Ufficiale. Voci di corridoio mormorano che si stia freneticamente rimaneggiando: non solo per correggere alcuni piccoli dettagli lievemente anticostituzionali, ma anche per alleggerire gli obblighi a talune categorie che hanno molto più peso rispetto al popolino. Già ottenuta l’esenzione per gli avvocati, ora probabilmente anche ai magistrati sarà consentito lavorare senza pass. E chissà, forse anche le Forze dell’Ordine e l’Esercito otterranno la sospirata esenzione, o almeno un rinvio. Che dire, beati loro.

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