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Ma la Russia, all’inizio della guerra, non aveva rifornimenti per tre soli giorni? Non era isolata dal mondo a causa delle sanzioni, non stava finendo i missili già in novembre? Contrordine, signore e signori. Il quotidiano La Stampa – lo stesso che aveva pubblicato le notizie di cui sopra – ora scopre che la Russia ha più uomini, più mezzi, più risorse dell’Ucraina.

Lo fa con un articolo a firma di Luciano Caracciolo – il direttore di Limes – pubblicato ieri, lunedì 24 gennaio 2023. Sebbene riservato agli abbonati, si può leggere altrove. La generalità dei commentatori mette l’accento sulla seconda parte del titolo, dedicato alle conseguenze della riconosciuta posizione di debolezza in cui si trova l’Ucraina. La seconda parte del titolo recita infatti: “O la Nato entra in guerra, o Kiev perderà”.

L’ARTICOLO DI CARACCIOLO VA LETTO TUTTO

Molti commentatori asseriscono che l’articolo di Caracciolo sulla Stampa rompe un tabù. Ovvero, prepara l’ingresso diretto in guerra dei Paesi cosiddetti occidentali, o almeno europei. Tuttavia, se si legge l’articolo, si scopre che non è affatto interventista. Anzi: a dispetto del titolo, parla di trattative per la pace.

Limes, il cui direttore è l’autore dell’articolo, fa capo al gruppo editoriale Gedi, esattamente come La Stampa. E dunque, al di là delle fanfare belliche che risuonano in quel “O la Nato entra in guerra, o Kiev perderà”, in tutto questo si può leggere un riposizionamento rispetto all’abituale ultra atlantismo ad oltranza.

Non a caso nell’Url dell’articolo in questione, ossia nel suo indirizzo internet, compaiono (ovviamente prive di punteggiatura) queste parole: Nato a un bivio o trattare o intervenire. Si tratta di una sintesi che oggettivamente si adatta al contenuto meglio del titolo, ma che è incompleta. Infatti l’autore sconsiglia con decisione l’ingresso in guerra dell’Europa. Sostiene che sarebbe assurdo se cercasse di salvare Kiev con il rischio di perdere se stessa.

Merita ripeterlo, vista tutta l’attenzione andata al titolo: Caracciolo scrive che l’ingresso in guerra dei Paesi europei, o più in generale dell’Occidente, sarebbe assurdo. Lo dice proprio. Voilà:

Tre possibili vie [per porre fine alla guerra]: ridurre il sostegno militare a Kiev fino a convincere Zelensky dell’impossibilità di vincere, dunque della necessità di compromettersi con Mosca; entrare in guerra per salvare l’Ucraina e distruggere la Russia a rischio di distruggere anche sé stessi; negoziare con i russi un cessate-il-fuoco alle spalle degli ucraini per imporlo agli aggrediti. Scenari molto improbabili (primo e terzo) o semplicemente assurdi (il secondo)

IL RUOLO DELL’EUROPA

Dunque come se ne esce? Secondo Caracciolo, più passa il tempo più incombe la necessità di scegliere fra la rischiosa guerra aperta contro la Russia e la vittoria della Russia in Ucraina. Proprio di qui nasce la necessità di trattative per la pace. Infatti il bivio fra rischioso ingresso diretto in guerra e sconfitta dell’Ucraina

potrebbe indurre noi occidentali – americani con contorno di satelliti europei – a tentare di congelare lo scontro per il tempo necessario a inventare una convivenza pacifica fra russi e ucraini. Altrimenti ci resterà la scelta fra una catastrofe e una vergogna. Peggio: una miscela delle due.

È la prima volta che un giornale con fama di essere grande non pone la domanda “Volete burro o cannoni?” orchestrando a favore dei cannoni la risposta dei lettori. Ed è un fatto notevole. Però, attenzione.

L’Europa ha già trattato una volta con la Russia a proposito dell’Ucraina. I famosi accordi di Minsk del 2014, per porre fine alla guerra civile. Angela Merkel, allora cancelliera tedesca, ha dichiarato poco prima di Natale che gli accordi di Minsk furono un modo per prendere tempo, in attesa che l’Ucraina diventasse militarmente forte. Poco dopo l’ha confermato anche l’allora presidente francese François Hollande.

Merkel e Hollande non sono più in carica. Scholz e Macron sono loro degni successori. Visti i precedenti con gli accordi di Minsk, la Russia potrà mai trattare con l’Europa? Con questa classe politica europea?

La prima domanda – se la Russia potrà trattare con l’Europa – è affare di Putin. Ma la seconda – la credibilità dell’attuale classe politica europea – è una faccenda che riguarda esclusivamente noi europei. Noi italiani.

GIULIA BURGAZZI



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